Tra sindacati e Trambus è scontro

La questione degli «inidonei» agita l’azienda I lavoratori pronti allo sciopero della fame

Daniele Petraroli

Nuova fumata nera nella trattativa tra sindacati e Trambus sulla questione degli «inidonei». Si è concluso in un nulla di fatto l’incontro tra le parti convocato ieri a palazzo Valentini dal prefetto Serra. Ognuno rimane sulle sue posizioni. L’azienda capitolina ritiene, in base alla normativa nazionale firmata nel settembre 2005, di poter mettere in aspettativa obbligata retribuita al 50 per cento della paga base (neanche 500 euro al mese) i suoi dipendenti temporaneamente inidonei per motivi di salute al lavoro come autisti. I sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Sult) contestano l’interpretazione della legge e annunciano nuove mobilitazioni.
Per il momento sono 53 i dipendenti in questa sorta di cassa integrazione non ufficiale ma potrebbero aumentare nei prossimi giorni dato che gli inidonei sono quasi 300 nell’intera azienda. Le motivazioni dell’inabilità al lavoro sono molte, dalla depressione allo schiacciamento delle vertebre dovuto al pessimo stato delle strade di Roma, tutte certificate dalla direzione Sanità di Rfi. «Per un anno Trambus ci ha spostato a controllare i tornelli della metro - racconta uno dei 53 che per ovvie ragioni preferisce l’anonimato - risultato, in appena due mesi gli introiti della società sono cresciuti del 40 per cento. E ora ci dicono che siamo inutilizzabili. Senza considerare tutti i servizi che l’azienda ha esternalizzato e in cui avrebbe potuto impiegare noi. Dalle pulizie alla vigilanza nelle rimesse. Addirittura adesso ci sono una decina di pulmini da sei-sette posti l’uno, ovviamente appaltati a una ditta esterna, che riportano a casa gli autisti. Qualche tempo fa eravamo noi a fare tutto il giro con un solo autobus».
Anche il modo in cui sono stati liquidati da Trambus è fortemente criticato da lavoratori e sindacati. Una lettera di poche righe a firma del direttore del personale arrivata il 25 giugno. «Egregio signore - si legge - come noto il prossimo 30 giugno terminerà il Suo distacco presso Atac Spa. In relazione al Suo stato di inidoneità temporanea allo svolgimento delle mansioni proprie della figura professionale rivestita, a suo tempo dichiarata dalla direzione Sanità di Rfi e in considerazione della circostanza che la società, al momento, non dispone di utili posti di lavoro, Le comunichiamo l’impossibilità di ricevere la Sua prestazione di lavoro ai sensi della normativa vigente, con decorrenza dal 1° luglio 2006». Tanti saluti e grazie, insomma.
«Per noi è questa è un’offesa alla dignità del lavoratore - spiega Maurizio Di Nardo della Cisl-Trasporti - Ognuno ha il diritto di lavorare all’interno della stessa azienda, in un altro ruolo, con la giusta retribuzione». Prossima mossa lo sciopero del 19 quando, che oltre alle questioni contrattuali vedrà tra le motivazioni anche la problematica degli inidonei, Ma i 53 in aspettativa potrebbero anticipare i tempi. Da giovedì prossimo potrebbero iniziare, infatti, lo sciopero della fame.
La decisione di Trambus di andare al braccio di ferro con i sindacati sembra dipenda dal fatto che a breve andrà firmato un nuovo accordo locale sulla malattia sulla base di quello nazionale dello scorso settembre. L’aspettativa obbligata per i 53 sarebbe dunque solo un modo per forzare la mano e ottenere un risultato migliore nella prossima trattativa con la controparte dei lavoratori. Intanto gli autisti sembrano terrorizzati. Uno di loro, per paura di perdere il posto, continua a lavorare nonostante abbia una grave patologia e debba sottoporsi giornalmente a pesanti cure mediche.