Il sindacato obbliga «Liberazione» a scioperare

da Milano

I giornalisti scioperano e scoppia il caso Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista. L’astensione, proclamata nell’ambito della trattativa per il rinnovo del contratto (un braccio di ferro tra editori e Federazione nazionale della stampa che va avanti ormai da un anno) non ha mancato di sollevare polemiche nell’ambito politico, ma, soprattutto, ha creato un gran tumulto nel quotidiano di Rifondazione. Il risultato? Domani Liberazione non uscirà contro il parere della direzione che ha provato di tutto per presentarsi in edicola.
I motivi di questa inedita posizione, per un giornale schierato a sinistra, li spiegano oggi su Liberazione proprio Piero Sansonetti e Simonetta Cossu, direttore e vicedirettrice. Scrivono: «Se i motivi dello sciopero sono giusti, il giorno scelto per questa protesta è sbagliatissimo. Lo sciopero oscurerà totalmente la giornata pacifista di oggi e la manifestazione di Roma». Una concomitanza che, scrivono Sansonetti e Cossu, punisce i pacifisti, ma che si era in tempo per correggere. «Non c’è stato niente da fare. Non sappiamo quali siano state le pressioni sui vertici sindacali, ma sono state pressioni potenti e hanno avuto la meglio sulla nostra flebile voce». Respinta anche la richiesta di procrastinare l’astensione, la direzione di Liberazione si è appellata al comitato di redazione per spostare lo sciopero e non fare uscire il giornale dopodomani. «Il comitato di redazione - si legge nell’articolo - ci ha risposto di non poter rinunciare allo sciopero. Noi non condividiamo la decisione del Cdr, così come non condividiamo la scelta del sindacato dei giornalisti. Tuttavia non possiamo che adeguarci».
L’oscuramento dei pacifisti, ecco quello che teme la direzione di Liberazione. Da qui la rabbia e l’amarezza: «La libertà di informazione - secondo noi - non è solo la salvaguardia dei diritti dei politici o dei giornalisti: è la difesa del diritto dei cittadini ad essere informati. E in questo senso, in Italia, di libertà di informazione ce n’è pochissima. (...) E questo - francamente un po’ ci indigna». Tanto da decidere, scrivono Sansonetti e Cossu, «seppur con un certo dolore» di uscire dal sindacato.
Proteste per lo sciopero anche dagli esponenti della Cdl. Dice Antonio Tajani (senza sapere che poi il premier avrebbe rinunciato alla trasferta), presidente degli europarlamentari di Forza Italia: «Domani (oggi per chi legge, ndr) è previsto l’incontro di Berlusconi con gli imprenditori, e guarda caso la Fnsi decide uno sciopero improvviso. È la vittoria dell’impar condicio». Pronta la replica di Giuseppe Fioroni (Margherita): «La Fnsi non ha bisogno di difesa. La cosa che preoccupa è gli esponenti della Cdl pensano di essere al centro del mondo e non riescono a capire che i problemi della gente sono diversi