Sindaci e parlamentari, la Corte costituzionale vieta il doppio incarico

La Consulta ha deciso sul caso Stancanelli, eletto sindaco di Catania nonostante il suo incarico in Senato. In totale sono 5 i parlamentari che dovranno scegliere tra le due cariche

Si può essere sindaco o parlamentare, non entrambi contemporaneamente. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale decidendo sul caso di Raffele Stancanelli, senatore del Pdl e primo cittadino di Catania.

A sollevare la questione era stato il Tribunale civile di Catania, al quale un elettore, Salvatore Battaglia, aveva fatto ricorso. A giugno 2008 Stancanelli (Pdl) si era candidato a sindaco di Catania nonostante due mesi prima fosse stato eletto al Senato. La decisione n.277 della Consulta non vale solo per il caso specifico, ma rimette in discussione le cariche di tutti quei parlamentari divenuti sindaci di grandi città e che dovranno dunque scegliere quale dei dunque incarichi mantenere.

Secondo il giudice Paolo Grossi, in questo modo si colma un un vuoto legislativo che causava "la lesione non soltanto del canone di uguaglianza e ragionevolezza ma anche della stessa libertà di elettorato attivo e passivo". Secondo la legge n.60 del 1953, infatti, non sono eleggibili alla carica di parlamentare nazionale i presidenti delle Province ed i sindaci dei Comuni con più di 20mila abitanti. Non vieta però espressamente l'ipotesi inversa, cioè che un parlamentare venga eletto sindaco. "Si tratta dunque - scrive la Corte - di verificare la coerenza di un sistema in cui, alla non sindacabile scelta operata dal legislatore (che evidentemente produce in sè una indubbia incidenza sul libero esercizio del diritto di elettorato passivo) di escludere l’eleggibilità alla Camera e al Senato di chi contemporaneamente rivesta la carica di sindaco di grande Comune, non si accompagni la previsione di una causa di incompatibilità per il caso in cui la stessa carica sopravvenga rispetto alla elezione a membro del Parlamento nazionale".

A dover scegliere quale incarico mantenere sono ora cinque parlamentari, tutti iscritti al Pdl. Oltre a Stancanelli, infatti, sono coinvolti anche i senatori Vincenzo Nespoli (sindaco di Afragola) e Antonio Azzolini (sindaco di Molfetta) e gli onorevoli Adriano Paroli (sindaco Brescia) e Giulio Marini (sindaco di Viterbo).