«Sindaci leghisti più bravi di governo e magistratura»

da Roma

I sindaci «padani» sono scesi in campo contro l’immigrazione. La Lega è di nuovo in piazza per la sicurezza. Onorevole Maroni, il Carroccio torna ad alzare la voce e ad essere partito «di lotta» come ai bei tempi?
«Direi che non è questo il punto. Semmai, il problema è la politica del governo Prodi».
Che però dopo l’omicidio di Roma ha varato un decreto sulla sicurezza.
«Del tutto inutile. Di più: una farsa. Perché è un provvedimento che riguarda solo i cittadini neocomunitari e non ha alcuna efficacia sugli extracomunitari o sui clandestini. Eppoi, passato un mese che è in vigore, sono poco più di un centinaio i rom che sono stati allontanati. La verità è che non si legifera sulla scorta delle emozioni».
Sull’immigrazione c’è il disegno di legge Amato-Ferrero.
«Che aumenta gli ingressi perché elimina il principio cardine della Bossi-Fini. Che è quello in base al quale entri in Italia solo se hai lavoro. Ed è anche per questo che nel Paese si è andato diffondendo una sensazione di forte insicurezza. Perché le due questioni, immigrazione e sicurezza, sono strettamente legate. Basta guardare l’ultimo rapporto della Caritas: dice che gli immigrati sono il 6% della popolazione ma commettono il 36% dei reati predatori, dalle rapine in villa, ai furti fino agli scippi. Insomma, avevamo un ottima legge e la sinistra ha deciso di cancellarla. Andiamo a marcia indietro...».
Prego?
«La Bossi-Fini è stata un esempio per il resto dell’Europa. Anche governi laburisti applicano il principio secondo il quale puoi entrare solo se hai un lavoro. Penso alla Spagna di Zapatero o alla Germania di Schröder. Dove, per dirne una, richiedono anche la conoscenza della lingua tedesca. E in Francia Sarkozy è arrivato a ipotizzare l’esame preventivo del Dna... altro che le impronte dei piedi di cui parlava Borghezio. Lui al confronto è un agnellino. S’immagina che fine avrebbe fatto Zapatero in Italia?».
Perché proprio Zapatero?
«Perché ha circondato con il filo spinato e l’esercito le enclavi di Ceuta e Melilla, che sono le porte del Marocco sull’Europa. Così da impedire che i marocchini mettano piede in territorio spagnolo. Altro che le ricognizioni con le navi che chiede la Lega. Invece, da noi la sinistra è conservatrice e così il Paese ragiona al contrario. Solo perché tutto ciò che ha fatto il governo Berlusconi è necessariamente sbagliato».
E dunque i sindaci padani hanno deciso di fare da soli...
«Sono scesi in campo. Spontaneamente. È una Lega nuova, perché dieci anni fa un’iniziativa simile la poteva lanciare solo Bossi. Oggi abbiamo una classe dirigente fatta di sindaci che sono maturati e hanno fatto proprio lo spirito della Lega. Senza risposte xenofobe, ma con un’iniziativa istituzionale che resta nell’ambito della Costituzione e dei trattati europei».
Magistratura, prefetture e Viminale non la pensavano proprio così...
«All’inizio c’è stata un’azione intimidatoria. Da parte della magistratura, con Calogero che ne ha pensata un’altra dopo il teorema su Toni Negri negli anni ’70 ma che poi è stato costretto ad archiviare. Con il prefetto di Bergamo che un po’ ingenuamente ha intimato ai sindaci di ritirare le loro ordinanza. E con il ministro Amato, che forse perché male informato, aveva attaccato l’iniziativa».
E poi?
«Poi hanno capito che i nostri sindaci avevano il consenso popolare. Il primo cittadino di Cittadella ha ricevuto gli elogi di tutti, anche di chi non l’ha votato».
In piazza a Milano non ci saranno esponenti di altri partiti. Perché questa scelta?
«Avevamo invitato Berlusconi per cercare di chiudere la querelle all’interno del centrodestra. Ma non è giusto contaminare questa iniziativa con altre questioni, che siano le beghe interne alla ex Cdl o la legge elettorale. Sarà la giornata dei quasi 200 sindaci della Lega e sul palco parleranno solo loro e Bossi».