La sindaco affossa la gronda, la minoranza si affossa da sola

Sala rossa di Tursi, ieri pomeriggio: all’ordine del giorno la seduta del consiglio comunale. Prende la parola il sindaco Marta Vincenzi, per dedicarsi allo sport preferito: l’orazione di scuola ciceroniana. La dialettica non le manca di sicuro, lei lo sa bene e se ne compiace spesso, indipendentemente dall’argomento. Figurarsi quando l’argomento - come accade ieri - è di quelli che la prendono nella mente e nel cuore: le infrastrutture. Gronda sì, gronda no, insomma, con il contorno del Terzo valico. Roba da surclassarsi. E lei si surclassa magnificamente, inchiodando i consiglieri, con tanto di corredo di diapositive, per un’ora e mezza abbondante. Dati, cifre, grafici, vedute, ipotesi. Sì, soprattutto ipotesi. Progetti veri, quasi nulla. Come al solito. Ma lei va avanti così bene, voce calda, benissimo impostata, che uno che l’ascolta finisce quasi per credere che sia tutto vero. Tanto per dire: Marta affronta tutti gli scenari possibili e immaginabili, dal nodo di San Benigno al tunnel sub portuale, dal potenziamento della rete ferroviaria alle sei corsie di lungomare Canepa. Passando, ovviamente, per la gronda, «la preferita». La maggioranza segue con viva commozione, la minoranza ascolta in religioso silenzio. Poi, però, a qualcuno sorge un dubbio: «Ma come facciamo a discutere di questi problemi ed eventualmente a replicare? Non ci siamo preparati, la sindaco doveva avvertirci per tempo che si sarebbe parlato di queste cose. Mica possiamo improvvisare».
Fra i più risoluti a mugugnare è il senatore Enrico Musso, che protesta a nome dei colleghi di opposizione anche perché la documentazione di Marta Vincenzi è stata data prima ai giornalisti che ai consiglieri. «Questo incontro - si giustifica la sindaco - doveva essere solo l'inizio di un lungo percorso. Ne possiamo riparlare». Niente affatto. I rappresentanti del centrodestra non ci stanno, si ritirano per autoconvocarsi in riunione. E sembrano accordarsi sulla richiesta di una seduta monotematica di consiglio comunale, da tenersi fra una ventina di giorni, tutta dedicata alle infrastrutture. Nel frattempo, come tanti bravi scolaretti, impareranno bene la lezione e potranno presentarsi all’interrogazione in aula. Sembrano tutti d’accordo. Persino Marta bofonchia qualcosa che pare una mezza ammissione. Ma la minoranza non s’accontenta: «Usciamo dall’aula, non è questo il modo di trattarci». Gianni Bernabò Brea (La Destra) insiste: «È inaccettabile che non sia stato preventivamente consegnato al Consiglio il testo della relazione sulle infrastrutture con i relativi elaborati. E poi il sindaco, per l’ennesima volta, ha deciso di non decidere». Rincara la dose Matteo Campora (Forza Italia): «Marta Vincenzi, col suo continuo rimandare, condanna Genova al declino». Uno, due, tre, alla spicciolata se ne vanno tutti. Quasi tutti. Restano, inflessibili, Alberto Gagliardi, Guido Grillo ed Emanuele Basso, tutti di Forza Italia. Spiega Gagliardi, quello che ha chiesto per primo la seduta monotematica sulle infrastrutture: «Tutte le volte che usciamo dall’aula facciamo solo un autogol. Pare quasi che non abbiamo argomenti da opporre al sindaco e alla maggioranza. Meglio restare e attaccare a fondo. Dobbiamo incalzare, altro che scappare!». Raffaella Della Bianca, capogruppo azzurro, non ci sta: «Un atteggiamento ingiustificabile. Mi rivolgo ai vertici del partito per gli opportuni provvedimenti nei confronti dei colleghi che non si sono uniformati alle decisioni assunte nel corso della riunione unitaria». Stefano Balleari (Fi) prova a fare da paciere, invano. La maggioranza, fino a quel punto in seria difficoltà, gongola per la spaccatura dell’opposizione. Ma è difficile, a questo punto, proclamare un vincitore. Di sicuro, u po’ perdente è la città.