Il sindaco: «La base Usa è un problema dello Stato»

Prodi sostiene che è soltanto «una questione urbanistica, non politica» ma l’azzurro Hullweck lo smaschera: «Ci sono tre leggi che attribuiscono la competenza a Palazzo Chigi»

nostro inviato a Vicenza

Romano Prodi l’ha ripetuto anche ieri: «L’ampliamento della base americana non è una questione politica, ma urbanistica e amministrativa». Roba per vicentini, non per Palazzo Chigi. L’altra sera si è beccato i fischi dei suoi elettori durante la fiaccolata chiusa con l’occupazione, neppure tanto simbolica, della stazione ferroviaria. Gente furibonda che paragonava il premier a Ponzio Pilato. Ma il presidente del Consiglio si è anche preso i rimbrotti del sindaco di Vicenza, il forzista Enrico Hullweck, che è passato al contrattacco. «Ci sono tre leggi che attribuiscono la competenza al governo, il Comune e gli enti locali non possono fare nulla», ha tuonato. E ha ricordato che «il governo Berlusconi non aveva concluso alcun accordo con gli americani: dunque il governo non dica che gli è stato tenuto nascosto qualcosa».
Un’area del Demanio. L’aeroporto vicentino intitolato al maresciallo pilota Tomaso Dal Molin è uno scalo militare. Il terreno è demaniale, dunque di proprietà dello Stato. È per questo che il sindaco ha buon gioco nel sostenere che «il Comune non c’entra». Non è roba sua. E la partita è tutta regolata da accordi internazionali che risalgono addirittura a metà degli Anni Cinquanta, quando gli americani si insediarono nella caserma Ederle. E questo spiega anche il basso profilo tenuto fino a ora dall’amministrazione della città berica: trattandosi di una questione di politica estera e di difesa, gli inquilini di Palazzo Trissino non se ne sono troppo occupati. Soltanto a novembre, su sollecitazione del governo che voleva il parere della comunità locale, è stato approvato un ordine del giorno in cui sono stati posti alcuni vincoli. «Il principale - ha ricordato ieri Hullweck - è il divieto a sorvoli di aerei militari americani sul cielo di Vicenza. Il non coinvolgimento in operazioni militari è il primo dei sacrosanti punti che ho sottoposto al Consiglio comunale. Le altre condizioni sono il mantenimento della funzione dell’aeroporto civile, l’impegno degli americani a farsi carico di tutte le spese di ricostruzione e urbanistiche, l’assunzione di personale civile nei lavori e nei servizi per il funzionamento della nuova base». Un «pacchetto di salvaguardia» che il Pentagono ha accettato.
Accordi internazionali. «Vicenza non è una meretrice - ha affermato il sindaco - non dice di sì per avere soldi. È una città italiana, e se lo Stato italiano ha un rapporto di amicizia con gli Usa e in base a questo decide una strategia, Vicenza fa la sua parte». Esistono tre leggi, ha aggiunto Hullweck nella lunga requisitoria di ieri, «che delegano al governo l’intera competenza in materia. Comune ed enti locali non possono fare nulla». D’altra parte, l’esecutivo Berlusconi non aveva firmato nessun accordo con Washington ma soltanto espresso un orientamento favorevole alla concessione del Dal Molin per ospitare l’altra metà della 173ª Brigata paracadutisti. L’ha ricordato il vicepremier Francesco Rutelli il 31 maggio 2006 rispondendo a un’interrogazione presentata dal capogruppo dell’Udeur, il vicentino Mauro Fabris. «Se ci fosse stato questo accordo - ha chiosato il sindaco - Prodi non sarebbe così in imbarazzo. Avrebbe detto: c’è questo documento e lo applichiamo. Siccome invece non c’è né accordo né documento, il governo è in difficoltà. Però non si venga a dire che è stato tenuto nascosto qualcosa».
Referendum impossibile. Lo stesso discorso vale per il referendum, chiesto con crescente insistenza dai comitati per il no alla base e dai partiti della sinistra radicale. «Una consultazione locale per legge può esserci solo su una materia di competenza locale - ha sottolineato Hullweck - e questa non lo è. In genere si può fare quando un consiglio comunale non decide e quindi si colma una lacuna decisionale. Ma il governo ha chiesto e ottenuto il parere del Comune, perciò pretendere anche un referendum farebbe a pugni dal punto di vista legale. Ma anche ammesso che possa essere preso in considerazione, una consultazione popolare non si potrebbe organizzare prima di settembre».
Lotta continua. Prosegue il presidio dei comitati e dei gruppi no-global davanti allo scalo Dal Molin. Dopo l’occupazione della stazione, ieri nessun incidente. Ma Luca Casarini, leader dei «disobbedienti» veneti, preannuncia «giorni di protesta e di cortei»: «Impediremo con ogni mezzo la realizzazione della nuova caserma. Questo è il governo più filo guerra che ci sia».