Il sindaco censura i manifesti «osé»

Continuano, ostinati, a definirsi progressisti. Intanto rispolverano la censura. A Vimercate, dove fa e disfà il centro sinistra, la giunta ha vietato l’affissione dei manifesti pubblicitari di una fabbrica che produce mobili. Perché? Troppo stuzzicanti.
In mezzo a tavoli, cucine e camere, i pubblicitari hanno piazzato una donna nuda. Per precisione, solo invitanti calze autoreggenti. L’incaricato dell’azienda d’arredamento si era presentato con il suo bel progetto nell’ufficio della concessionaria che gestisce il servizio in Comune. Che fare, si domanda chi cura l’affissione? La bellona, in tenuta da spiaggia per soli nudisti. va esibita? Salomonicamente, decide di chiedere lumi agli amministratori. Si apre un caso.
Quella femmina senza veli, «comparsa» in tutta la cittadina potrebbe urtare la suscettibilità di qualcheduno. Dunque, il governo di Vimercate decide: niente donne nude. «Non mi sono scandalizzato – giura Roberto Rampi, il vicesindaco -, ma non c’è piaciuto fare un uso gratuito del corpo femminile». Così, in città sono apparsi i manifesti con un ritocco: la donna è seduta su un letto. Questa volta, ben coperta.