Il sindaco che vuol uccidere le mucche

A prima vista si riconoscono subito i sindaci tutti d’un pezzo. I duri. Quelli che hanno poco tempo da perdere in chiacchiere e preferiscono affrontare i problemi di petto. Silvano Lorenzoni, umbro doc, è uno di questi. A Calvi dell’Umbria c’è nato e cresciuto, ora indossa la fascia tricolore per amministrare un paese che non supera i duemila abitanti. In genere nell’agenda di un primo cittadino ci sono lo smog, la criminalità e l’immigrazione, a Calvi le priorità sono altre. In questo fazzoletto di terra al confine con il Lazio, i problemi hanno quattro zampe, pesano quintali e si chiamano mucche. Animali che non appartengono ad alcun allevatore e negli anni sono nati e cresciuti allo stato brado fino a diventare un pericolo pubblico per le persone e le coltivazioni della zona. Da qualche tempo i calvesi si ritrovano questi grossi animali selvatici nei giardini di casa a brucare l’erba e a spaventare le persone, li incontrano a passeggio lungo il ciglio della strada e qualche volta rischiano anche di finire con le proprie auto giù per un fosso nel tentativo di evitarle mentre sbucano da un cespuglio. «Sono pericolose e molto furbe - dice il sindaco - abbiamo provato a catturarle in tutti i modi». Lorenzoni racconta che i veterinari della Asl di Terni hanno tentato per mesi con le siringhe di anestetico, ma senza successo; hanno usato il lazo, come nei film western, ma anche in questo caso senza risolvere il problema. «Il fenomeno si è ridotto - spiega -, ma non è affatto scomparso». Anzi, le mucche sequestrate dalla Forestale sono state «parcheggiate» nelle stalle di qualche allevatore che le ha nutrite (gratis) per mesi senza poterle mai considerare proprie. Il sindaco spiega che nel frattempo queste mandrie sono diventate sempre più guardinghe e ad ogni minimo fruscio scappano per ricomparire più tardi nel cortile di una qualsiasi abitazione. Allora, a mali estremi, estremi rimedi. «Ho firmano un’ordinanza comunale per abbatterle» annuncia perentorio. «Ormai non c’è altro modo. Abbiamo chiesto ufficialmente che intervengano Polizia locale e Guardia Forestale per allestire delle postazioni di fuoco». Imboscato dietro a qualche anfratto qualcuno dovrà prendere la mira e colpire.
Ma come si è arrivati a questa situazione incresciosa? A mettere nei guai gli abitanti e i coltivatori di Calvi è stato qualche allevatore senza scrupoli. Per risparmiare su foraggi e recinti, i furbetti di turno hanno lasciato che le mucche scorrazzassero in montagna per poi riprenderle una volta pronte per la tavola, non curanti del fatto che gli animali avrebbero continuato a proliferare fino a diventare selvaggi. E tanto per rimanere in tema, Lorenzoni ammonisce: «Anche tra gli allevatori c’è qualche pecora nera che noi staneremo».