Il sindaco «chiama» il nuovo G8 del 17 novembre

La Vincenzi parla di «città ferita» e fa felici i contestatori che tornano in piazza

(...) facendosi ritrarre sorridente e felice accanto a Bush, Berlusconi e grandi vari. Le parole della Vincenzi, però, non sono rimaste inascoltate. Hanno provocato reazioni. Hanno tirato dietro altre dichiarazioni come quelle di Alessandro Repetto, del Forum della sinistra, dell’Arci e compagni (per la cronaca Claudio Burlando ha invece evitato dichiarazioni allineate in nome della Regione). Ma soprattutto hanno fatto gettare la maschera a Walter Veltroni, il sindaco buonista, il leader kennediano dei comunisti pentiti, che ieri ha preso carta, penna e agenzie di stampa per scrivere a Marta Vincenzi ed esprimerle tutta la sua «solidarietà» per la presunta ferita che avrebbe subito la città di Genova con il blocco della commissione d’inchiesta. «Cara Marta, interpretando i sentimenti della tua città, hai detto che Genova sta vivendo la battuta d’arresto subita dalla Commissione d’inchiesta sui fatti del G8 con profondissima delusione - scrive il compagno Walter -, come un’offesa, con il dolore che viene da ferite profonde che non si sono ancora rimarginate. Hai perfettamente ragione». Ma le parole di Veltroni, anziché smorzare le polemiche, le hanno anzi alimentate.
Senza contare che ora torna d’attualità la manifestazione dei no global a Genova il 17 novembre. Una manifestazione prima annunciata, poi «frenata», ora nuovamente rilanciata. Lo stesso Francesco Caruso, già leader dei Disobbedienti del Sud durante il G8 e oggi deputato di Rifondazione comunista, martedì sera aveva parlato di una generica volontà di «tornare a Genova». Ieri ha confermato la data del 17 novembre, come l’occasione della «ritorsione politica» annunciata. E in effetti anche gli ideatori della manifestazione hanno tratto nuova forza dalle dichiarazioni del sindaco di Genova dopo il «no» alla commissione d’inchiesta. «Il 17 si fa, in questi giorni ci saranno tante riunioni in ogni città d’Italia - conferma l’ex tuta bianca genovese Matteo Jade -. Era nata come un’idea di persone, non di apparati. Anzi, in effetti, alcuni grandi gruppi come l’Arci, la Fiom, la stessa Rifondazione volevano spostarla più avanti per problemi organizzativi. Ora sembra invece si stia accelerando per risolvere questi problemi, anche perché il 17 è la data ideale. Il giorno prima è prevista la sentenza di Cosenza sui no global, e poi i giudici genovesi si riuniranno per decidere sulle accuse ai manifestanti di piazza del G8 per i quali è stata chiesta una pena spropositata».
Una manifestazione ad altissimo rischio politico. Perché se sposterà a Genova piccoli numeri, come in occasione di tutti gli anniversari del G8, sarà il fallimento definitivo dei no global e della sinistra antagonista. Altrimenti, al di là dei problemi di ordine pubblico, sarebbe uno schiaffo fortissimo a un governo «che ha ricevuto un mandato preciso dagli elettori per fare la commissione e non sa fare meglio delle destre». Parole dure, quelle di Jade, che si uniscono alle considerazioni legate alla presenza di Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, nella maggioranza. Lei, senatrice, avrebbe in mano una carta fondamentale per chiedere l’approvazione della commissione. «Haidi è lì per quello - conferma Jade -. Per chiedere che del G8 si possa avere una lettura anche politica e non solo giudiziaria». Ma lei non si dimette all’indomani della bocciatura. Lei non lascia il posto da senatrice. «Ci ha detto che ripresenteranno la proposta e che conta di poterla far passare - aggiunge Jade -. Il resto sono valutazioni sue, non deve rendere conto a noi delle sue scelte». Ma sulla commissione G8 anche le parole iniziano ad avere conseguenze pratiche.