Il sindaco-dottore «Così ho curato i mali di Catania»

Le nostre vittorie: lotta alla prostituzione, al bullismo e all’abusivismo

nostro inviato a Catania
Imperturbabile. E magnanimo. Così magnanimo, il professor Umberto Scapagnini, da suggerire al suo irriducibile antagonista, l'ex sindaco, l'ex ministro dell'Interno, l'ex per antonomasia, Enzo Bianco, l'ultima chance per tentare di fargli del male, di scalfirlo almeno: i riti woodoo.
Un primo mandato, poi la rielezione nel 2005 a furor di popolo e di schede elettorali («Bianco ha fatto ricorso al Tar e il risultato è che, alla fine dei conti, ne ho guadagnate un migliaio») il farmacologo che ha messo sulla via dell'immortalità Silvio Berlusconi, si affaccia su piazza del Duomo e contempla l'opera omnia del suo ingegno di scienziato: la nuova Catania.
La Catania cui deve aver iniettato il siero dell'eterna giovinezza, la Catania cui, nei suoi sette anni di amministrazione, ha regalato più sicurezza, più imprese, più occupazione. E persino, come omaggio della ditta, una movida notturna che ha fatto nascere dal nulla piccoli e grandi esercizi commerciali e di ristorazione. Che ha ridato smalto e speranza a facce e a monumenti avvizziti.
E ha fatto magicamente dilatare, riqualificandolo, il centro storico della città. Visto l'entusiasmo travolgente dell'uomo che ci racconta tutto ciò potremmo già fidarci sulla parola e uscircene da Palazzo degli Elefanti. Ma lui, il sindaco dei fatti, ci tiene a mostrare cifre, progetti, risultati.
Sindaco, l'altra notte ho girato a piedi, solo, fino alle due: Catania sembrava la Svizzera, ma abitata da gente con le facce allegre. Mi è andata bene o aveva deportato i mariuoli?
«Diciamo che ha toccato con mano la sicurezza della città. L'esplosione di una nuova gioia di vivere, la nostra movida. Che attira gioventù e ricchezza in zone dove sette anni fa nessuno osava andare in giro dopo le otto di sera. Hanno aperto ristoranti e stuzzicherie, bar e locali dove si ascolta e si fa musica. È il nuovo centro storico, che non è più solo Piazza del Duomo ma piazza Università, piazza del Teatro Massimo, Castel Ursino, luogo quest'ultimo, che fino a pochi anni fa era solo uno scheletro di brutture. E ora in questo enorme salotto, invaso pacificamente ogni notte da migliaia di persone non avviene più uno scippo, una rapina. Perché il primo, miglior deterrente alla delinquenza sono i catanesi che si sono ripresi la loro città...».
Immagino che, oltre alla movida, serva altro per garantire sicurezza e ordine pubblico...
«Proprio per tutelare la nuova vivibilità di Catania ma, bene inteso, senza concedere tregua alla delinquenza tradizionale, abbiamo concentrato i nostri sforzi con successo anche su altri fronti: la lotta alla prostituzione, al bullismo, alla vendita di materiale contraffatto e all'abusivismo. Perché anche il parcheggiatore abusivo è una presenza fastidiosa e allarmante, considerato che il confine tra la richiesta di un paio d'euro per farti sistemare l'auto e la microestorsione è molto labile. Poi, da maneggiare con cura, c'è la sensibile crescita di imprese che abbiamo registrato a Catania: dal 2004 ad oggi c'è stato un incremento del 7,5 per cento. È un traguardo che ci riempie di soddisfazione, è ovvio, ma nuove imprese possono anche voler dire in qualche caso riciclaggio di denaro o richiesta di pizzo. Per questo monitoriamo la situazione con la Prefettura e la Guardia di finanza».
Ma la guerra si fa con uomini e mezzi...
«Gli uomini stanno arrivando. Per il grande assalto turistico dell'estate abbiamo potuto contare sulle squadre di riserva mobile della polizia, e trenta agenti sono già arrivati nel rinnovato aeroporto di Fontanarossa, che oggi, per volume di traffico, è diventato il terzo scalo italiano. Con i nostri stanziamenti e gli aiuti di Regione e Provincia, i fondi sono già iscritti in bilancio, potremo non solo pagare gli straordinari alla polizia municipale per rafforzarne la presenza con pattugliamenti e presidi anche dalle due di notte all'alba in tutta Catania e lungo gli itinerari turistici, ma anche aumentare l'organico dei nostri agenti, attualmente sono circa seicento, e provvedere al loro aggiornamento professionale. A supportare questo sforzo c'è il progetto da un milione 300mila euro per la video sorveglianza di tutti gli accessi al centro storico e nelle aree verdi con la predisposizione di colonnine Sos controllate, e l'ulteriore ampliamento della rete d'illuminazione cittadina. Quanto alla lotta contro l'abusivismo e la vendita di materiale contraffatto anche in questo caso lavoriamo in piena collaborazione con la Guardia di finanza».
Avrebbe potuto e dovuto pensarci il suo predecessore, Bianco, ex ministro degli Interni, alla sicurezza della sua Catania...
«Bianco si è riempito la bocca di patti sulla sicurezza ma non ha spuntato nulla. L'unico patto serio è stato quello che abbiamo stretto con Provincia e Prefettura e quello che ho sottoscritto due mesi fa col vice ministro Marco Minniti che si concretizzerà col varo di nuovi provvedimenti. Nell'ambito del piano abbiamo anche avanzato proposte normative, per esempio che la prostituzione su strada diventi reato e reato diventi il parcheggio abusivo».
Ne consegue che se i delinquenti non colpiscono in centro hanno traslocato in periferia...
«Non voglio certo sostenere che a Catania siano scomparsi scippi e rapine. Purtroppo la nostra città continuerà a pagare ancora per un pezzo i danni dell'indulto che ha rimesso in libertà criminali che non hanno certo perso vizi congeniti. Ma noi abbiamo pensato anche a loro, agli indultati. Abbiamo varato un progetto per il loro reinserimento nelle cooperative di servizi del Comune. Li valutiamo con il supporto degli assistenti sociali, stiliamo una graduatoria e cerchiamo di mandarli a lavorare. Anche questo è un modo per prevenire o arginare la delinquenza, o no?».
Che mi dice degli alveari del degrado e del malaffare tipo San Berillo, San Giorgio, Librino...
«San Berillo ai tempi del mio predecessore Bianco era solo un enorme bordello. Ora è un quartiere pulito e ripulito dalla prostituzione restituito ai catanesi e ai turisti. Un quartiere che ha ritrovato la sua dignità, le sue radici perché stanno riprendendo vigore le piccole imprese e l'artigianato. San Giorgio vantava un particolare record negativo: era la più lunga strada di liquami d'Italia. Sei chilometri di fogna a cielo aperto di cui nessuno degli esponenti del centrosinistra si era mai accorto. Oggi le fognature stanno dove dovrebbero stare, cioè sottoterra. Perché le fognature noi le abbiamo fatte e così dai 125 km di fogne che c'erano quando sette anni fa abbiamo cominciato ad amministrare Catania oggi siamo a 550 chilometri: il 90 per cento della città».
Anche coi liquami sotto terra in qualche classifica Siena resta il paradiso e Catania l'inferno...
«Come si fa a paragonare Siena a Catania? Solo il Librino, il quartiere di Catania abbandonato per decenni, fa i 70mila abitanti di Siena. E quella del Librino è stata una rivoluzione, una sorta di scommessa che, con la mia squadra, abbiamo vinto. Era solo un dormitorio, abbiamo cominciato con l'illuminazione poi abbiamo asfaltato le strade, aperto il poliambulatorio, l'ufficio postale e consegnato 1700 abitazioni. Abbiamo ridato linfa e risorse all'ospedale San Marco con un centro d'eccellenza in ortopedia. E al Librino sorgeranno sui nostri terreni la nuova Questura e la seconda caserma dei carabinieri e il nuovo Centro direzionale dove traslocheranno metà degli uffici comunali. Con già oltre 90 cantieri aperti, i 450 milioni di euro di opere pubbliche già appaltate per una mole di investimenti che supera il miliardo di euro. Il risultato è che oggi secondo l'Istat, a Catania, la disoccupazione è scesa di ben 7 punti percentuali, il Pil per abitante, ha raggiunto il 20.1, il dato più alto del Sud e paragonabile alla media europea».
Ma qualcuno la vuol cacciare a tutti i costi...
«Ci hanno provato in tutti i modi. Coi ricorsi al Tar, con una serie di interrogazioni, con le denunce alla Corte di conti. Con gli ispettori e con il polverone sollevato contro "Catania Risorse", una società interamente del Comune, concepita per gestire, trasferire e dismettere il patrimonio immobiliare municipale nel modo più trasparente possibile. Se pensate che Veltroni a Roma ha venduto 1400 appartamenti e un grattacielo senza che nessuno battesse ciglio... È una reazione insensata, quella di una parte dell'opposizione. Incarnata da un avversario politico che non ha mai accettato la sconfitta, né la volontà popolare espressa chiaramente per due volte consecutive. E che non riesce ad accettare che la città sia cambiata in meglio e così in fretta dopo anni d'immobilismo sotto la sua amministrazione. Così facendo non si accanisce contro di me, ma contro Catania».