Il sindaco ds caccia socialisti e radicali: «È legittima difesa»

Laura Cesaretti

da Roma

«Almeno in fabbrica i padroni davano gli otto giorni, ai ds invece bastano due ore per licenziare in tronco un assessore». È furibondo Salvatore Buglio, il deputato-operaio della Quercia che ha abbandonato il partito di Piero Fassino per candidarsi con la Rosa nel Pugno di radicali e socialisti.
Succede infatti che a Nichelino, il grosso comune della cintura industriale di Torino che ha eletto Buglio nella scorsa legislatura, i ds abbiano dichiarato guerra agli alleati della Rosa: ieri mattina il sindaco Giuseppe Catizone ha riunito la giunta e «licenziato» di botto l’assessore socialista al Commercio, Raffaele Riontino, congelandogli le deleghe. E cacciando la Rosa nel pugno (a Nichelino lo Sdi raccoglie il 10% dei voti) fuori dalla giunta e dalla maggioranza comunale di centrosinistra. Motivo? La «campagna acquisti estremamente scorretta» che la Rosa starebbe conducendo nelle file della Quercia.
Il caso Buglio (come quello di Lanfranco Turci in Emilia Romagna, anche lui passato dai ds alla creatura politica a forte caratura laica e liberale di Pannella, Boselli ed Emma Bonino) ha inferto una ferita sanguinosa all’orgoglio diessino. Anche perché la scelta del deputato piemontese non è rimasta isolata: lunedì infatti anche la consigliera comunale ds di Nichelino Carmen Bonino, che nel 2004 è stata la donna più votata alle comunali e cui era stata affidata la presidenza della commissione Affari sociali, ha annunciato che lasciava la Quercia per passare alla Rosa. «Non ho una storia di partito, sono prima di tutto un medico - spiega lei - e dopo l’impegno nel referendum sulla procreazione assistita mi sono avvicinata alla battaglia per la laicità e la libertà di ricerca di cui radicali e socialisti hanno fatto una bandiera. La Rosa mi pare lo strumento migliore per portare avanti istanze che stanno a cuore a milioni di malati, a cominciare da quelli che visito ogni giorno». La reazione del suo ex partito, arrivata a poche ore dalla sua scelta, l’ha colta di sorpresa: «È una rappresaglia politica di puro sapore stalinista, o fascista: dopo dieci anni di alleanza politica, i socialisti sono stati letteralmente espulsi dalla maggioranza». Anche Buglio si dichiara «indignato»: «Mi pare che da parte dei ds stia partendo una vera e propria caccia alle streghe contro la Rosa: una reazione forsennata, immagino avallata dai vertici piemontesi, che fa capire che la scelta mia e di altri a favore di questo nuovo soggetto politico della sinistra laica e liberale preoccupa la Quercia, inchiodata all’alleanza con gli ex dc della Margherita in una sorta di compromesso storico bonsai». Il sindaco Catizone però non recede: «È vero, ho messo socialisti e radicali fuori dalla maggioranza: meglio passare per cattivi che per fessi». Perché, spiega il primo cittadino della roccaforte rossa piemontese, «si tratta di legittima difesa da parte nostra: ci hanno preso una nostra eletta assai stimata, molto brava e votata, e senza dirci nulla. Vorrei evitare che fosse solo la prima di una lunga serie di defezioni, l’inizio di una vera e propria campagna acquisti ai nostri danni. Quindi abbiamo deciso di mandare un messaggio molto netto per stroncare sul nascere questo trasformismo». La dura reazione contro un alleato che fa troppa concorrenza ai ds crea malessere anche nella Quercia: «Sono sorpreso e amareggiato - confida Paolo Montagna, esponente della Sinistra giovanile locale - credevo che l’obiettivo comune al centrosinistra fosse battere la Cdl, non farci la guerra tra di noi difendendo il nostro presunto orticello dagli amici della Rosa nel pugno». Il parlamentare dello Sdi Enrico Buemi denuncia la «ritorsione dei ds», e ricorda: «Quando i socialisti venivano reclutati dai ds era considerato tutto lecito, anzi utile. Oggi invece si grida alla lesa maestà della Quercia: come sempre, a sinistra c’è qualcuno più uguale degli altri».