Sindaco e detective: "Con un colloquio scopro i clandestini"

Mario Mantovani, ad Arconate, interroga tutti gli immigrati che chiedono la residenza

Non solo sindaco, ma anche detective. E con la sua ricetta nel piccolo paese di Arconate, nel Castanese, è già terra bruciata per gli immigrati clandestini. Già, perché in questa comunità di poco più di 5.000 anime, per ottenere la carta d'identità non basta soltanto rivolgersi all'ufficio anagrafe come accade altrove, muniti di foto e marche da bollo. Ad Arconate è indispensabile invece superare la «prova del sindaco», ovvero convincere il primo cittadino che vi siano tutti i presupposti per una regolarepermanenza e integrazione sociale nel Comune. Qualche straniero che ha dichiarato il falso, è stato già pizzicato e segnalato alle forze dell’ordine; altri accertamenti sono invece in fase di ultimazione, tanto che lo stesso primo cittadino indica ai suoi colleghi l’adozione della medesima ricetta, come possibile soluzione per far fronte all’immigrazione illegale.
«Se i sindaci avessero più poteri e, alle false dichiarazioni dell’immigrato, come avvenuto nel mio caso, seguisse l’espulsione - assicura Mario Mantovani, che guida il comune dal 2001 e ricopre anche la carica di senatore di Forza Italia -, nel giro di pochi mesi avremmo risolto il problema dell’immigrazione clandestina». Per ottenere il rilascio di una carta d'identità dal municipio di Arconate, i cittadini extracomunitari sono tenuti a seguire un percorso ben preciso, in vigore ormai da un paio d’anni. Questo importante documento viene infatti concesso soltanto previo colloquio con il sindaco, che incontra direttamente il cittadino straniero per conoscerlo e per comprendere se vi sono i presupposti minimi per tale concessione: una casa, un reddito, una buona condotta.
Nelle ultime settimane sono state già due sono state le persone che se lo sono visto negare: prima un giovane albanese, nell’ultimo caso un tunisino che ha ingannato il senatore sostenendo durante l’incontro di vivere ad Arconate e di essere titolare di regolare contratto d’affitto. I fatti hanno però dimostrato il contrario: il sindaco ha chiesto una verifica immediata da parte degli agenti di polizia locale, i quali hanno effettuato tre sopralluoghi, a mezzanotte, alle sei del mattino e dopo due giorni; da questi non solo il tunisino non è stato trovato, ma si è scoperto anche che nell’abitazione dichiarata erano state tagliate le utenze di luce e gas per morosità. Un risultato che ha fatto immediatamente scattare il «no» alla concessione del documento, e che ha attivato la procedura di cancellazione dall’anagrafe comunale. «A mio avviso - ha concluso Mantovani -, occorre un allargamento delle funzioni dei sindaci, in modo che possano intraprendere iniziative diverse per prevenire situazioni che potrebbero minare la tranquillità dei cittadini».