Il sindaco guida il corteo degli anti-berlusconiani che manda in tilt la città

(...) In attesa di gesta altrettanto epiche, Pisapia si è accontentato di prendere la testa del corteo e dopo la citata dichiarazione su quanto fatto «dal sindaco» ha aggiunto: «L’Italia può farcela solo con un Governo solido e una maggioranza ampia e soprattutto con politiche che non facciano macelleria sociale ma che garantiscano lavoro per i giovani e sviluppo per il Paese». Verso le 14.30 quindi le circa 5mila persone chiamate a raccolta da Cgil, Arci, Anpi e altre associazioni culturali e politiche milanesi, hanno lasciato piazza Oberdan fino a San Babila, dove hanno piegato a destra per Matteotti, Case Rotte e Verdi per poi girare a sinistra e sbucare in Foro Buonaparte. Mentre decine di migliaia di automobilisti, ignari del momento storico che stavano vivendo, cercavano di inutilmente sfuggire dalla morsa del traffico. Nel giro di un’oretta i manifestanti sono arrivati in Piazza Castello dove si sono assiepati sotto il palco al grido «Riprendiamoci il campo» ed esibendo drappi rossi o arancioni (il colore della campagna elettorale di Pisapia) e un cartoncino rosso, rivolto al premier. Pochi invece i simboli di partito, solo qualche vessillo dell’Italia dei Valori e di Rifondazione, mentre è spuntata anche qualche bandiera dell’Unione Europea e qualche gruppo femminista ha ripreso il vecchio «Se non ora, quando?». Qui il sindaco, evidentemente chiamato altrove da altri gravosi impegni, ha lasciato la manifestazione non prima di aver dispensato altre pillole di saggezza: «Escludo che se sarà designato Monti presidente del consiglio, e riceverà la fiducia parlamentare, si possa parlare di governo tecnico. Sarà un governo politico, che farà una buona politica». Indicando tra le ricette l’introduzione della patrimoniale e la riduzione delle spese della politica.
Quindi ha lasciato la scena a Nino Baseotto, segretario regionale Cgil: «Abbiamo organizzato questa manifestazione perché vogliamo mettere fuori gioco chi ha fallito nel governo del Paese, ma anche per dire con forza che serve discontinuità nelle scelte politiche ed economiche per l’Italia. Il nuovo governo deve mettere in campo misure per far uscire il Paese dalla crisi, ma anche capaci di garantire equità e giustizia sociale: bisogna far pagare tutti, non solo chi ha pagato in questi anni, i lavoratori, i pensionati e in parte le imprese». Poi sul palco si sono alternati Milly Moratti, Antonio Pizzinato, Moni Ovadia, il giurista Vittorio Angiolini. Umidità e brezza serale inducevano gli oratori alle brevità, alle 17 il comizio veniva chiuso e tutti potevano tornare a casa soddisfatti. Tranne, forse, tutti quei milanesi che sono rimasti intruppati per ore nel traffico.