Il sindaco Letizia Moratti ottiene il sì della giunta comunale all’introduzione della «pollution charge». Incasso previsto per il primo anno: 40 milioni di euro Da ottobre si pagherà per entrare a Milano È la prima città in Italia a introdurre il p

da Milano

Automobilisti, mano al portafoglio. Non bastano la benzina alle stelle, le assicurazioni a peso d’oro, il bollo, i pedaggi in autostrada. Adesso anche per entrare in centro a Milano bisognerà pagare. Un pedaggio per superare (nei giorni feriali e dalle 7 alle 19) uno dei quarantadue varchi allestiti per delimitare la zona all’interno della Cerchia dei Bastioni, il cuore del centro storico. A volerlo il sindaco di centrodestra Letizia Moratti che aveva inserito il provvedimento nel suo programma elettorale, ma che ha dovuto vincere un estenuante braccio di ferro con i partiti. Soprattutto Lega, Alleanza nazionale e Forza Italia allora d’accordo, ma oggi spaventati da un provvedimento che minaccia di rivelarsi piuttosto impopolare. «La salute dei milanesi - ha battuto il pugno la lady di ferro - viene prima di tutto». E allora via. Si parte a ottobre: 2, 5, 10 euro al giorno per arrivare con auto o furgoncino fin sotto le guglie del Duomo. Gratis, invece, moto, motorini e veicoli ecologici. Le differenze? Nei tubi di scappamento. Chi più inquina, più paga, secondo una filosofia che consentirà di parlare di pollution charge. Modo assolutamente british per dire che non si tassa il traffico, ma la produzione di smog.
Una parola districarsi nella giungla di cifre e tabelle. Ma, assicurano in Comune, a tutto penserà il «cervellone» collegato alla banca dati della motorizzazione civile. Per chi, invece, volesse cimentarsi da solo, sappia che entreranno gratuitamente i mezzi a quattro ruote Gpl, a metano, ibridi ed elettrici (classe 1), ma anche quelli a benzina purché Euro3 o Euro4 (classe 2) e diesel con filtro omologato. Tassa da 2 euro per benzina Euro 1 ed Euro 2 (classe 3), mentre sale a 5 euro la tariffa per i pre-Euro e per tutti i diesel, dagli Euro 1 agli Euro 4 (classe 4), mentre per i diesel pre-Euro (classe 5) è prevista la somma più alta: ben 10 euro al giorno. Ma speciali filtri antiparticolato potrebbero permettere anche ai diesel di scalare le classi.
Milano, quindi, sarà la prima città in Italia e la quarta in Europa ad applicare un ticket d’ingresso. Ha cominciato la Norvegia con Oslo già nel ’90. Risultato: 71 milioni di euro l’anno di incasso netto, il 70 per cento investito nella costruzione e manutenzione di nuove strade, il 25 nel trasporto pubblico e il 5 in piste ciclabili. Londra, con il sindaco Ken «il rosso» Livingstone è partita nel 2003. Lì il traffico è calato del 20 per cento, la velocità media del trasporto pubblico di superficie è cresciuta del 30 per cento e le casse dell’amministrazione si sono rimpinguate di 200 milioni di euro l’anno da reinvestire. Poi è toccato a Stoccolma. Oggi a Milano che parte con una sperimentazione che durerà «almeno un anno». Secondo i tecnici il traffico in centro diminuirà del 20 per cento, ma il Pm10 di almeno il 50 visto il salasso per i mezzi più inquinanti.
Quarantadue i varchi, con telecamere puntate sulle targhe. Ventiquattr’ore di tempo per il pagamento: via internet nel sito del Comune, con tessere a scalare, ticket giornalieri o semplicemente con sms inviato via telefonino. Per chi non dovesse pagare, multa di 70 euro come nelle normali zone a traffico limitato. Per i residenti dentro la Cerchia dei Bastioni, abbonamenti scontati da 50, 125 e 250 euro all’anno. Cifre che qualcuno, soprattutto la Lega e Fi, vorrebbe applicare a tutti i milanesi. Che, invece, socondo alcune proiezioni circolate nei giorni scorsi, potrebbero essere costretti a pagare 400, mille o addirittura 2mila euro. «Cifre esagerate», si sono opposti in consiglio comunale. Senza molta speranza di poter essere ascoltati, perché la Moratti non farà votare la delibera dall’aula. «Non sarà un provvedimento di facciata - ha tuonato -. Se si vuole scoraggiare l’uso dell’auto, bisogna far pagare cifre adeguate».
La prima bordata? Dall’ex sindaco Gabriele Albertini, anche lui centrodestra. «Il ticket? Un gran pasticcio - assicura -. Un paradosso che un veicolo moderno, magari un Suv, non paghi nulla. Ma, paradossalmente, contribuisca alla congestione urbana molto di più di un’auto di minore dimensione anche se più inquinante». Incasso previsto nel primo anno 40 milioni di euro. «Tutti da reinvestire in verde, piste ciclabili e infrastrutture», assicura la Moratti. Intanto il segretario dell’Unione artigiani annuncia rincari. «Con il ticket - spiega Marco Accornero - il listino prezzi aumenterà del 5 per cento». Come a dire che il costo del ticket finirà tutto nella fattura dell’idraulico. O nel conto del ristorante.