Il sindaco mette sotto sfratto gli speleologi

Marco Morello

La storia di Roma non è solo quella che si mostra alla luce del sole o che va a finire nelle guide turistiche e negli itinerari consigliati. C’è un’altra storia di Roma che a volte si nasconde, che sfugge a chi non la cerca e a chi se la fa passare sotto gli occhi, a chi da dietro una scrivania anziché salvaguardarla la lascia scomparire. E così pare che si comporti anche il dipartimento III del Comune, quello che si occupa delle «politiche del Patrimonio e della promozione dei progetti speciali». Con una determinazione dirigenziale l’ufficio in questione ha da poco emesso un’ordinanza di sfratto esecutivo contro il «Circolo speleologico romano»: i locali che ospitano la sede dell’associazione devono essere perentoriamente lasciati liberi entro la fine di questa settimana.
Introdotta così, la vicenda non desta poi grande scalpore: solo ragioni ponderate e urgenti possono motivare una decisione del genere da parte di un’istituzione. I fatti però molto spesso non confermano le valutazioni affrettate e in alcuni casi le smentiscono del tutto. Dal 1946 il circolo ha sede in via Aldrovandi 18, nel seminterrato del museo di Zoologia, a pochi passi dal polmone verde di villa Borghese. Il sodalizio è stato fondato 102 anni fa da un gruppo di alpinisti e conta oggi circa 350 iscritti, promotori di una serie incredibile di attività: spedizioni in Italia e all’estero, un corso annuale molto frequentato dai giovani, un notiziario diffuso in 42 nazioni il cui primo numero è uscito nel 1924, un catasto delle grotte del Lazio e dell’Abruzzo. La cosa però più importante è che l’associazione ospita una delle più importanti biblioteche di settore, la terza in Italia. Aperta al pubblico, vanta un catalogo di 3mila volumi e 16mila tra pubblicazioni e riviste, oltre a includere un vasto archivio fotografico e una cineteca. A destare scalpore, questo sì, è il fatto che la biblioteca è considerata di interesse locale ed è quindi sovvenzionata dal Comune, cioè dallo stesso ente pubblico che vuole sfrattarla, decretandone implicitamente la chiusura. Ironia del destino, giusto ieri è arrivato dall’assessorato alle Politiche culturali un finanziamento di 2mila euro destinato all’acquisto di attrezzature.
«Noi da qui non ce ne andiamo - promette Giorgio Marzolla, vicepresidente del circolo - almeno finché non ci troveranno una sede alternativa. Non è una questione di arroganza, non sapremmo dove mettere tutte queste opere, né possiamo accollarci la spesa per l’affitto di una sala. Dicono che qui il museo vuole realizzare dei bagni per disabili, a me sembra poco credibile che lo facciano in uno scantinato lontano dal complesso espositivo e che andrebbe attrezzato con degli ascensori». Inoltre, a quanto pare, i bagni sarebbero già in costruzione in un’area vicina all’ingresso del circolo. «Questa è una scusa bella e buona, sono sei anni che cercano un modo per mandarci via e ora sono passati alle maniere forti. L’amministrazione dice di voler fare tanto per promuovere la cultura e poi agisce in senso opposto».
I soci, alcuni iscritti da più di sessant’anni, sono affezionati a quel salone così ricco di ricordi in bella mostra sulle pareti, a un luogo tanto tranquillo dove il silenzio è interrotto soltanto dallo sferragliare dei tram in lontananza. Soprattutto nessuno di loro si spiega perché il Comune voglia mandarli via così, senza un motivo, finendo con amara ironia per contraddire se stesso.