Il sindaco di Parma: chi ha sbagliato pagherà

La procura vuole fare luce sul caso del giovane ghanese che ha
denunciato le violenze subite da sette vigili in borghese durante un
controllo anti-droga. Probabile perizia calligrafica sulle offese xenofobe

Parma - Un paio di equivoci alla base della vicenda di Emmanuel Bonsu Foster, 22 anni, il ghanese che ha denunciato di essere stato picchiato selvaggiamente e insultato con frasi razziste da sette agenti della polizia municipale di Parma. I vigili erano convinti che fosse il palo di uno spacciatore, lui si è spaventato vedendosi braccato da uomini non in divisa. La procura attende la relazione dei vigili sulle modalità del fermo effettuato nel parco ex Eridania: Bonsu è accusato di resistenza a pubblico ufficiale nell’operazione antispaccio condotta da agenti in borghese. Il sindaco Pietro Vignali ammette che «se fosse vero quanto ha denunciato il ragazzo, sarebbe una cosa inaccettabile». Nel frattempo, resta l’ipotesi di una perizia calligrafica - che la procura peraltro non ha ancora disposto - sulla busta che conteneva i verbali dell’interrogatorio del ragazzo, sul quale c’è scritta la parola «negro». Il giovane risponde che ha paura che lo vogliano «incastrare», spiegando che se fosse stato lui a scrivere la parola negro sulla busta non avrebbe sbagliato il proprio nome, indicato sulla busta stessa con una sola emme invece che due. Il ministro Maroni ha chiesto chiarimenti, parlando di accuse gravissime, perciò attende una relazione dettagliata dal prefetto.
Emmanuel ha spiegato nei particolari il perché della fuga di fronte gli agenti. «Ho sentito una voce dietro di me, uno mi ha preso le mani e mi ha urlato di fermarmi. Davanti altre due persone mi sono venute addosso. Quando mi hanno preso mi hanno puntato la pistola in faccia mettendomi anche un ginocchio sul volto. Hanno iniziato a picchiarmi e mi hanno chiesto i documenti. Li avevo nello zaino in classe, mi hanno cacciato dentro l'automobile e hanno continuato a picchiarmi, a colpirmi con una bottiglia e a insultarmi». Uno avrebbe detto: «Era tanto tempo che aspettavo questo momento, sono contento». E in caserma l’avrebbero obbligato a spogliarsi. Emma Monguidi, comandante della polizia municipale di Parma, è finita per la seconda volta nell’occhio del ciclone: in estate era stata diffusa la foto di una prostituta di colore, seminuda, per terra nei locali dei vigili.