La sindaco: «Questa moschea per superare i pasticci di prima»

(...) nei confronti del Giornale e dei suoi lettori un tempo sconosciuta a Tursi e tuttora sconosciuta a molti, non solo di centrosinistra. Ma non sarebbe stato meglio dirlo prima al consiglio comunale?
«Mercoledì lo comunicheremo alle commissioni urbanistica e cultura del Comune».
Ripeto: non sarebbe stato meglio dirlo prima al consiglio comunale?
«Ovviamente, faremo anche un passaggio in consiglio, ma per evitare la bagarre che si scatena sempre in sedi come quella, partiremo dalle commissioni che sono ampiamente titolate. Quella urbanistica per ovvi motivi, quella cultura perchè si occupa istituzionalmente del ruolo delle religioni».
Come siete arrivati a scegliere il Lagaccio?
«Cercavamo una sede con una densità abitativa che non creasse problemi, su cui il Comune avesse la titolarità delle aree, collegata con i mezzi pubblici e con un adeguato parcheggio».
Le pare sufficiente a dire che la sede non creerà problemi di ordine pubblico?
«Dal punto di vista della sicurezza, abbiamo cercato un accordo con la comunità islamica, in modo che fosse sottoscritto un impegno e che tutto fosse chiaramente riconducibile a qualcuno con responsabilità giuridica. Ci tengo molto a precisarlo, visto che è lo spirito con cui ci siamo mossi dal momento in cui abbiamo iniziato ad affrontare l'argomento. Non dimentichiamo qual era il punto di partenza».
Ce lo ricordi lei.
«Da un lato, i musulmani che si riuniscono per strada e in scantinati del centro storico, quelli sì non controllabili. Dall'altro, l'area di Cornigliano, che alcune associazioni islamiche avevano acquistato e che potevano trasformare in moschea senza nemmeno bisogno di passaggi in Consiglio comunale. Questa è la situazione che abbiamo ereditato e che siamo riusciti a stoppare».
Quella del Lagaccio non è stata una scelta indolore. Si è parlato praticamente di tutta Genova, dal Porto a San Benigno. Perchè ora proprio qui?
«Abbiamo sentito anche cose fantasiose, tipo l'ipotesi di mettere la moschea su una nave, se è per questo. Noi, invece, abbiamo puntato su un luogo reale e non virtuale, partendo anche dalla lista delle aree di cui il Comune aveva la titolarità».
Eppure, a un certo punto, sembravate davvero affascinati dal Porto.
«Sarebbe stato grazioso e anche affascinante pensarlo. Ma chiedere all'Autorità portuale una variante apposita per la moschea! Non mi sembrava proprio il caso. Ci saremmo fatti ridere dietro dai porti di tutto il mondo».
La sento soddisfatta. Non sarà troppo contenta?
«Credo che questa scelta possa far fare un salto di qualità alla città per il metodo con cui siamo arrivati alla scelta e per la qualità della proposta».
Però un referendum sarebbe stato democratico. Almeno un dèbat public!
«Chiunque voglia organizzare un referendum è libero di farlo, ai sensi della Costituzione e dello statuto comunale. Quando si passerà dalla fase delle chiacchiere sui giornali al quesito depositato ufficialmente, una commissione terza rispetto alle parti ne valuterà l'ammissibilità».
È vero che il cardinale ha dato il via libera alla vostra scelta?
«Il via libera è una parola grossa. Certo è stato sempre tenuto al corrente di tutte le nostre scelte e di tutti i nostri movimenti».