Sindaco di Roma, Fini schiera Alemanno

Via libera anche da Maroni: «È un po’ ruvido ma ha grandi qualità»

Fabrizio de Feo

da Roma

È un perfetto gioco di sponda quello che Gianfranco Fini e Gianni Alemanno, uno in Sardegna e l’altro a Roma, orchestrano a distanza per il lancio della candidatura a sindaco di Roma del ministro delle Politiche agricole. In mattinata è il leader della Destra sociale a innescare la scintilla e a dettare l’assist al presidente di Alleanza nazionale. «Se il partito me lo chiede, dico sì» risponde senza esitazioni Alemanno ai cronisti che lo interrogano in merito a una sua possibile discesa in campo nell'agone capitolino. «La scelta deve essere di Fini - prosegue - non mia, non è una questione personale ma politica». «Il presidente del partito sta valutando - spiega il ministro - l’opportunità o meno di lanciare questo tipo di discorso. Il problema è soltanto politico, nulla di personale anche perché io sono amico di Baccini e lo stimo». Il sasso è lanciato. E questa volta nessuno tira via la mano. Tantomeno Gianfranco Fini che a Cagliari, alla convention regionale di Alleanza nazionale, sgombra il campo da possibili equivoci, stringe i tempi e concede l’imprimatur al suo ministro. «La candidatura di Alemanno a sindaco di Roma è autorevole ed è una candidatura che gode del pieno consenso di tutti i dirigenti e degli iscritti di Alleanza nazionale, certamente del mio consenso e della mia stima» dice Fini ai giornalisti. «Mi auguro che sul suo nome possano convergere anche altri. Per ora ci sono due candidature sulla capitale, una è quella di Baccini e l'altra è di Alemanno. Tanto non si va al voto domani». Incassato il via libera finiano alla sua candidatura, Gianni Alemanno ingrana subito la marcia e si lancia in quella che molti reputano una «missione impossibile». «Ringrazio Fini di avermi designato come candidato di Alleanza nazionale alle elezioni per il sindaco di Roma» e «a questo punto non posso tirarmi indietro e quindi affronterò questa battaglia politica al servizio esclusivo della città di Roma. Ringrazio anche gli esponenti, i circoli, la base di tutto il partito e, soprattutto, i rappresentanti della società civile e i semplici cittadini - prosegue Alemanno - che in questi giorni e in queste ore hanno fortemente voluto questa scelta politica. Dopo tredici anni dobbiamo liberare la capitale d’Italia da questa interminabile quanto inutile amministrazione delle sinistre».
La sfida alla roccaforte veltroniana è quindi ormai lanciata, con cinquanta comitati spontanei «Per Alemanno sindaco» già battezzati e il sogno segreto di rosicchiare voti anche in aree estranee al tradizionale elettorato della Casa delle libertà, visto che da sempre il titolare delle Politiche agricole è il ministro del governo Berlusconi più gradito dal popolo del centrosinistra. Fermo restando che i consensi bulgari di cui sembra godere Walter Veltroni restano un ostacolo posto altissimo sull’asticella di questa impresa politica. Ma Alemanno - che incassa il sostegno pubblico e il plauso di Roberto Maroni («È un uomo ruvido, ma di grande qualità») - non nasconde i suoi propositi bellicosi.
E a una domanda sulla possibilità di scalzare l’attuale sindaco risponde così: «C’è un vecchio detto che dice: più sono grossi, più fanno rumore quando cadono». Se le elezioni romane e la competizione ormai ufficiale tra due ministri della Cdl - Mario Baccini per l’Udc e Gianni Alemanno per An - conquistano la scena, Fini, a Cagliari, guarda anche al bersaglio grosso, ovvero alle Politiche del 2006. Una sfida nella quale non mancherà il simbolo di An, probabilmente arricchito dalla dicitura «Per Fini». «C’è la possibilità che il partito decida di affiancare il nome di Fini a quello di An ma in un unico simbolo per riconoscere il ruolo della destra nella Cdl» ammette il numero uno di Via della Scrofa. Il ministro degli Esteri ci tiene anche a sfumare i toni accesi che hanno contraddistinto le prime battute della campagna elettorale e l’avvio della competizione interna tra i leader della maggioranza. «Il centrodestra può vincere le elezioni, ma ovviamente deve essere unito, rivendicando i meriti del nostro governo e denunciando le tante contraddizioni del centrosinistra» dice Fini. Riprendendo una metafora calcistica, il leader di Alleanza nazionale osserva che «una squadra a tre punte segna più gol» ma a condizione che ci sia gioco di squadra. «I vari partiti del centrodestra devono competere tra loro ma sempre con lealtà e con un programma unitario, partendo dal presupposto che il capocannoniere è chi fa più gol. Quindi, chi prende più voti ha il diritto-dovere di guidare il governo».