Il sindaco-sceriffo chiude a rom e moschea

Alla festa del Pdl vazioni per la Moratti che dice no a un luogo di culto islamico finché
manca una legge nazionale. Anche Milano imbocca la strada di Sarkozy: "Espellere i nomadi che non rispettano le regole"

«Finchè non c’è il governo che dà garanzie e manca una legge nazionale, la moschea a Milano no». Un no ripetuto tre volte per ribadire il concetto e accompagnato dai pugni sul tavolo. Ovazione. Letizia Moratti conquista la platea alla festa del Pdl al Castello Sforzesco e batte all’applausometro il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che fino a quel momento strappava più consensi. Ma il no a un luogo di culto islamico senza regole certe, annunciato ieri durante un confronto-scontro tra Milano e la Capitale, moderato dal direttore del Giornale Alessandro Sallusti, chiude le polemiche che hanno tenuto banco per tutto il ramadan. «A Milano - ribadisce la Moratti - ci sono già luoghi di culto, Roma ha una grande moschea perchè qualcuno si è preso la responsabilità ma finchè non abbiamo garanzie dal governo, da noi non si farà». Indossa i panni del sindaco-sceriffo che piace a Lega e Pdl, e loda la linea del presidente francese Sarkozy: assicura che l’obiettivo è «zero clandestini in città», progetti di accoglienza per i rom che si vogliono integrare ma «chi non rispetta le regole dovrà capire che Milano non è un posto dove rimanere. Allontanamenti volontari? Sono impossibili, dobbiamo poterli espellere e l’Ue non deve lasciarci soli in questa battaglia». Sul tema sicurezza rivendica con orgoglio che «Milano è stata la prima a muoversi 3 anni fa, e quando andai al Viminale con l’allora sindaco di Roma Walter Veltroni disse che sbandieravo la questione per ragioni elettorali. Ero appena stata eletta e qualche settimana dopo lo sentii dire “siamo seduti su una polveriera“». Ma «il buonismo alla Veltroni» (che Alemanno ha accusato di «far finta di non sapere che esisteva da 40 anni un campo rom abusivo, l’ho chiuso io) non «paga e non pagherà mai». Domani il ministro Maroni tornerà in prefettura per un vertice risolutivo sulla questione delle case ai rom.
E Milano batte cassa. Dai premi per i Comuni virtuosi agli aiuti dal governo per la cultura. La Moratti chiede di «accelerare sul federalismo fiscale», perchè «Roma capitale è nella storia e nella Costituzione, ma accanto a quelli per Roma devono essere messi in campo strumenti per rendere giustizia a tutti gli enti locali che sono stati virtuosi. Non possiamo più pagare per gli sprechi e i deficit creati da altri». E quando ricorda che entro fine anno verrà aperto il nuovo Museo di arte contemporanea all’Arengario, si augura di «avere una piccola, piccolissima parte di quello che ha avuto Roma per il Maxxi». Dopo il polverone sul «dito medio» di Cattelan davanti alla Borsa, che ora in tanti chiedono di rendere permanente, si prende la rivincita: «La nostra città può permettersi di rompere gli schemi, non siamo provinciali».
Anticipa o sottintende due punti della campagna elettorale. Sull’area metropolitana dice che sarà «oggetto del programma per il 2011, ci sto lavorando con il presidente della Provincia Guido Podestà» e «non va intesa come una annessione dei comuni minori al capoluogo, ma come decisione volontaria di mettersi insieme per ridurre le inefficienze su alcuni temi, come trasporto pubblico e ambiente». Lotta allo smog, appunto: Ecopass serve «a tutelare la salute dei più deboli e di chi non può permettersi di andare fuori, andremo avanti a sostenerli». Con che formula di pedaggio non chiarisce. Dal sindaco Alemanno strappa una promessa e un augurio: «Se qualcuno mi dimostra realmente e non a chiacchiere che il Gp di Roma può essere un problema per Monza sono pronto a farne a meno». E sulla Moratti, «sono convinto non solo che sarà ricandidata ma anche riconfermata».