Il sindaco sconvolto: «A Natale aveva picchiato anche la madre»

Il leghista Cattaneo: «Ma nessuno avrebbe potuto pensare che la pazzia di quell’uomo sarebbe arrivata a questo punto»

nostro inviato a Gerenzano (Va)

«Non voglio alimentare polemiche in questo momento, ma non posso non dire che fino a qualche anno fa c’erano delle strutture che potevano ospitare persone malate come Zaffaroni, si chiamavano manicomi. Certo non saranno state adeguate, forse non erano in grado di curare i pazienti, ma almeno li tenevano lontani dalla società, impedendo loro di colpire senza un motivo persone innocenti come la piccola Marta». Non usa giri di parole il sindaco di Gerenzano, Dario Cattaneo, 46 anni, da tre alla guida di un’amministrazione leghista. Sposato, padre di due figli, ieri è stato tra i primissimi ad accorrere in centro, trovandosi davanti alla ragazzina esanime, in un lago di sangue. «La cosa più brutta che abbia mai visto in vita mia. Tutto quel sangue, i capelli della ragazzina, terribile, terribile».
Signor sindaco, ma lei conosceva questo Ernesto Zaffaroni?
«Solo di vista. Lo vedevo, non spessissimo, in giro per il centro. Tutto sommato non potrei dire che fosse il classico “matto”, perché era sempre vestito bene e ben curato. Insomma, a vederlo nessuno avrebbe potuto pensare avesse tutti quei problemi».
In paese, però, dicono che era molto conosciuto. Dicono soprattutto che fosse molto aggressivo, che avesse perfino picchiato il prete, che fosse solito dar fastidio alle donne.
«Certo, ma ripeto, nessuno avrebbe potuto pensare che la sua follia sarebbe arrivata a questo punto. Da vent’anni era seguito dai servizi sociali; in passato, certo, aveva già dato in escandescenze, a Natale, per esempio, aveva malmenato la madre, poi finita in ospedale. Ricordo che l’avevo vista quando, durante le feste, com’è mia consuetudine, ero andato a fare il solito giro delle corsie per trovare i malati. Mi raccontarono della povera vecchina percossa dal figlio. Allora non ci feci più di tanto caso. Solo ora ho ricollegato l’episodio a Zaffaroni. Ma da qui a ritenerlo pericoloso fino al punto di poter uccidere, e per di più una ragazzina, così, scelta a caso, non me la sento proprio di dirlo. Io, per esempio, nei miei tre anni di mandato, non ho mai firmato alcun trattamento sanitario obbligatorio nei suoi confronti».
Cosa faceva nella vita, aveva parenti, amici, un lavoro?
«Credo proprio di no. Adesso sto cercando di recuperare tutte le notizie su di lui, ma non ho ancora trovato tracce di un suo lavoro. So che era pensionato, ma forse si trattava di una pensione sociale. Viveva in quell’appartamento, a due passi dal luogo dove ha colpito, insieme alla madre, morta nella primavera scorsa. E così lui è rimasto solo. Non mi risulta avesse altri parenti, men che meno amici, viste le sue stranezze».
In che cosa si concretizzavano le sue stranezze?
«Fondamentalmente nel dar fastidio alle donne, niente di particolarmente pesante, le seguiva, allungava un po’ le mani. Una volta anche al cimitero, mi hanno riferito. Ma da quel che so il periodo più grave l’aveva passato sette-otto anni fa, attualmente sembrava più tranquillo, sotto controllo. Invece...».