Il sindaco scopre il pericolo nella moschea

(...) È lo stesso sindaco di Genova, Marta Vincenzi a rivelare la situazione il giorno dopo l'inizio della raccolta di firme contro la moschea ufficiale. Il ragionamento della Vincenzi far accettare ai genovesi la moschea è semplice: meglio una moschea legale, sotto controllo pubblico, che non tante piccole moschee invisibili. Ieri, a bordo di un battello trasformato nella sede di una conferenza stampa galleggiante, si è celebrato il diritto di difendere i rom, costruire la moschea a Genova e colpire il governo. Le dieci candeline per il compleanno del Goa-Boa Festival sono state accese per illuminare anche il sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Ma subito le candeline sono diventate candelotti esplosivi lanciati contro l’esecutivo di Roma. Come dichiarato dal direttore artistico del Festival, Totò Miggiano, l'essenza del Goa-Boa è suonare una musica che «prema per una reazione politica». Ci pensa Nando Dalla Chiesa a reagire con il tema dei diritti. Le esibizioni musicali di questo fine settimana concludono infatti la settimana dei diritti, inaugurata con il «riconoscimento morale» tributato dalla sindaco ai no-global costituiti parte civile ai processi sui fatti di Bolzaneto e della scuola Diaz. Ad una settimana di distanza il Comune non smette di ribadire la sua verità politica e Dalla Chiesa si lancia in un acuto: «le ferite non si rimarginano nei tribunali». È una musica che fa vibrare quei tribunali che non emettono la sentenza desiderata. Non rispettare i diritti dei no-global, dei rom, di tutti i clandestini: ecco la «regressione dei diritti» che secondo Paolo Beni, presidente nazionale Arci, avrebbe colpito l'Italia anche in seguito alle politiche dell'immigrazione del governo Berlusconi. Ancora più assordante la performance di Piero Soldini, responsabile Dipartimento Nazionale Politiche Immigrazione della Cgil - l'Italia è contagiata da un «razzismo istituzionale, mediatico e popolare» che scatena le sue folate contro i rom e gli immigrati. Conclude questa cacofonia Marta Vincenzi che disegna per Genova il ruolo di sede permanente di queste «battaglie di civiltà». Curioso termine che denota il governo come nemico pubblico e i criminali, italiani o immigrati, come vittime da difendere. I giovani che assisteranno alle serate del Festival con i suoi biglietti a pagamento, nonostante tutto il rumore della sinistra anticapitalista, dovrebbero stare in guardia. Come i diritti universali dell'uomo, anche loro sono stati arruolati nell'armata rossa per la guerra di liberazione contro Berlusconi. Forse è per questo che Manu Chao, icona della contestazione musicale e lungamente atteso alla conferenza stampa, si è reso «introvabile»?