Il sindaco: per Sea la Borsa è un suicidio

Certo che di bravi venditori se n’erano visti di meglio. Perché anche ieri l’intervento dell’assessore al Bilancio del Comune Bruno Tabacci (nonché deputato dell’Api di Francesco Rutelli) non sembra proprio uno di quelli che invoglia i compratori a farsi avanti per partecipare al bando di vendita per Sea e Serravalle. «Se vendiamo il vaso senza il coperchio, dobbiamo dichiarare che non c’è» ha spiegato ieri alle commissioni Bilancio e Partecipate. Ribadendo la difficoltà che comporterebbe la mancata (per ora) firma del decreto della presidenza del consiglio dei ministri per rendere operativo l’accordo tra Sea ed Enac che tra l’altro aumenta le tariffe e fissa l’impegno fino al 2041, scadenza della concessione. Un danno per chi compra, l’allarme di Tabacci, di almeno 90 milioni di euro. Un invito a chiedere quantomeno uno sconto di 45 milioni di euro sui 385 fissati dalla giunta Pisapia come base d’asta. Da pagare (i 45 milioni) solo a firma avvenuta. Una modifica alla delibera che la capogruppo del Pd Carmela Rozza ha già annunciato. «Quando il Dpcm arriverà - ha detto ieri Tabacci - si rimetterà in moto tutto, ma è corretto che di questo se ne tenga conto». Molto meno preoccupato il presidente di Sea Giuseppe Bonomi. «È impensabile - assicura - che il contratto di programma tra Sea ed Enac non entri in vigore. Non è un problema di se, ma solo di quando», visto che non è altro che la ratifica di un accordo già concordato con i ministeri dell’Economia e dei Trasporti. Spiegando poi che servirebbe uno studio per capire se il pagamento dell’extradividendo (147 milioni, di cui 124 al Comune) sia finanziariamente sostenibile dalla Sea anche in assenza dell’aumento di capitale previsto con la quotazione. Ricordando, soprattutto, che la cessione del Comune di una quota di minoranza di Sea «non pregiudica» automaticamente il progetto di collocamento in Borsa che «è ancora in corso». Semmai la rinuncia sarà frutto di «una valutazione ex post e in quel caso l’azionista di riferimento chiederà di convocare un’assemblea, ma fino alla conclusione del processo di dismissione di un pacchetto di azioni, il progetto di quotazione rimarrà aperto». Mentre «non è un dogma il mantenimento del 51 per cento per il Comune». Perché se lo scopo è il controllo, ha detto Bonomi, «questo obiettivo non lo si raggiunge con il 50 più uno, perché le società quotate si comportano in modo diverso. Il controllo non ce l’ha chi detiene il 50 più uno, ma chi ha più azioni, teoricamente anche solo il 10 per cento». E le modifiche statutarie vanno in questa direzione con il meccanismo delle liste per l’elezione dei consiglieri di amministrazione. Parole che non convincono il sindaco Giuliano Pisapia che torna ad assicurare che il Comune terrà la maggioranza assoluta. E nella sua presentazione della delibera di vendita, ieri in consiglio ha aggiunto che «di questi tempi una quotazione in Borsa sarebbe suicida». Confermando la sua fiducia nel presidente Bonomi («L’azienda ha saputo uscire da una situazione di grave crisi e noi dobbiamo dare un segnale di fiducia al suo management») e conferma che oltre alla proposta del fondo F2i di Vito Gamberale, c’è anche l’interessamento degli indiani di Sri. Mentre la Rozza aggiunge che «Sea è appetibile in tutto il mondo, dalla Cina alla Germania». Il capogruppo del Pdl Carlo Masseroli chiede, invece, di eliminare dal bando la possibilità di vendita del solo 29,75 per cento di Sea, di non concedere al socio entrante il direttore finanziario e di suobordinare la distribuzione dei dividendi alla quotazione. «Scendendo, magari, sotto il 50 per cento. È meglio avere una società sana che possederne di più, ma ammazzarla».