Il sindaco della sinistra? Un ex di An

RomaEppure durante il primo congresso nazionale del suo partito Di Pietro l’aveva promesso: «Faremo chiarezza in periferia». Alludeva a pastrocchi e inciuci in piedi in molte amministrazioni locali dove l’Italia dei valori, con il nulla osta del suo capo, flirta con il Pdl nonostante a Roma Tonino si presenti come antiberlusconiano d’acciaio. Alleanze imbarazzanti soprattutto nel suo Molise dove, nel comune di Venafro, i dipietristi governano a braccetto col centrodestra. E a conferma che il Molise resta la Regione regina del pasticcio, in barba ai buoni propositi dell’ex pm, da Termoli è arrivata la notizia bomba: il candidato sindaco della santa alleanza Pd-Idv alle prossime elezioni sarà Pasquale Spagnuolo.
Chi è costui? Responsabile del centro trasfusionale «San Timoteo» di Termoli, Spagnuolo è stato candidato di Alleanza nazionale alle Regionali del 2001 che perse per un pelo, e ha già ricoperto la carica di vicesindaco di Termoli in una giunta di centrodestra. In pratica il centrosinistra ora candida un uomo di destra. La sorprendente decisione è frutto di un patto tra il responsabile regionale del Pd Danilo Leva, l’ex deputato margheritino Roberto Ruta e l’onorevole piddino Zoggia (veri registi dell’operazione) e i vertici (quindi il solo Di Pietro) dell’Italia dei valori. In cambio dell’appoggio a Spagnuolo, Di Pietro ha incassato il via libera alla candidatura a sindaco della sua Montenero di Bisaccia della dottoressa Margherita Rosati, invisa a pezzi del Pd molisano.
La decisione, presa a Roma, è stata motivata con una nota pilatesca: «Anche in Molise, come in molte altre regioni italiane - recita un documento congiunto -, è stato sancito l’accordo Idv-Pd. L’intesa tra le due forze principali del centrosinistra rappresenta la condizione essenziale per diventare alternativa di governo. E questo è un importante risultato politico voluto fortemente a livello regionale e nazionale e invocato anche dal presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, durante il congresso nazionale dell’Idv».
Di fatto, in periferia, la scelta di candidare l’ex (?) aennino ha provocato un mezzo terremoto in entrambi i partiti e nella più vasta coalizione del centrosinistra: socialisti e Rifondazione comunista hanno subito strabuzzato gli occhi e al grido di «noi i rospi non li ingoiamo» hanno sottolineato che Spagnuolo non ha mai abiurato le proprie simpatie per i post missini. Molti dirigenti e militanti termolesi sia dell’Idv che del Pd sono invece in rivolta contro i rispettivi segretari nazionali. Una bella grana specie per Di Pietro che in Molise ha già subìto una bella emorragia in seguito alla fronda di Peppe Astore, Massimo Romano, Erminia Gatti e altri che lo avevano accusato di aver trasformato l’Idv nel cosiddetto «partito Masseria». Troppi inciuci, insomma. A Termoli la base è in rivolta e non è detto che Di Pietro non perda altri pezzi per strada. Come agirà Tonino? Semplice: nonostante al congresso avesse giurato di rendere il partito più democratico, pare che abbia già minacciato «provvedimenti» per chi non dovesse allinearsi alle sue scelte.