Sindaco smentita pure dall’Arpal: «Allerta 2 indica rischio elevato»

(...) «Dovevamo aspettarci un avviso di tempesta tropicale? Ma è demenziale, non esiste. Pochi giorni prima c’era stato un evento a La Spezia. È mancata una macchina adeguata. La vostra “non politica” è grottesca». C’è una chiara, evidente responsabilità morale e politica per quanto accaduto, incalza Brea. In serata arriva pure la smentita dell’Arpal: «L’allerta 2 come ormai noto anche ai non tecnici, prevede esondazioni, frane ed elevato rischio per l’incolumità di persone e danni alle cose, e connota eventi di natura eccezionale».
«Qui non si tratta di destra o sinistra, io sono convinto che non siete in grado di gestire l’emergenza - incalza ancora Brea -. Lei è incapace di fare il sindaco. Le dimissioni le dovrebbero chiedere quelli del suo partito».
Poco più tardi, anche il consigliere della Lega, Alessio Piana nel suo intervento ribadirà la mancanza di autocritica del sindaco e la mancanza di disponibilità a rimettere il suo mandato ai cittadini per verificare se effettivamente hanno ancora o meno fiducia.
«Mi aspettavo che ci fossero già un po’ di risposte dopo aver rimandato il consiglio di due giorni - dice Piana -. Per lenire il dolore della gente. Speravo di sentir dire da lei, sindaco, la parola “scusa” cosa che non è avvenuta e credo sia la ragione profonda delle proteste della cittadinanza». Quanto alla ripartizione delle responsabilità, «Solo perché tutti sappiano e non per accusare nessuno - precisa il sindaco - i Comuni hanno la competenza sulle scuole del primo ciclo, la Provincia su quelle statali del secondo ciclo» e alle previsioni sbagliate, ad una comunicazione poco allarmistica dell’Arpal, Piana ribatte: «Qui le previsioni non sono infallibili certo, ma sono affidabilissime. Sicuramente il bollettino non era millimetrico, ma si muoveva comunque in una situazione di allerta 2».
Le dimissioni sono un atto dovuto, aggiunge il leghista «mi sento di portare avanti la richiesta così come sei mesi fa», mentre il Pdl ha chiesto l’istituzione di una commissione consiliare di indagine che sia presieduta da un consigliere di opposizione.
Marta prende appunti, segna sul suo taccuino gli interventi dei consiglieri (pochissimi) che le danno contro. E incassa la difesa del capogruppo del Pd, dalle «accuse ingenerose» per l’alluvione che garantisce «il sostegno convinto del partito». E tira dritta per la sua strada. In fondo poco prima, al termine del monologo, ha incassato due minuti di applausi. Un’ovazione, nemmeno fossimo allo stadio.
E invece è proprio così. Nel giorno più importante per la vita del consiglio comunale di Genova, almeno degli ultimi anni, Marta si è portata in aula la claque.
«Quando siamo arrivati in Sala Rossa, i posti erano già tutti occupati dai suoi supporter - racconta Davide Rossi, capogruppo della Lega Nord in Municipio Centro Ovest -. Quelli che volevano chiedere le dimissioni di sindaco e giunta sono rimasti fuori».
Racconta Maurizio Gregorini del Movimento civico Merito che quando sono riusciti ad entrare in aula, li hanno guardati subito male. «Ci hanno insultati, sbattendoci i giornali di sinistra in faccia. “Coglioni, cosa ci fate qui, dovete andarvene” ci dicevano. Loro sono venuti due ore prima e hanno occupato tutti i posti». Loro, i dissidenti avevano portato un bigliettino con la faccia della Vincenzi dentro a un segno di divieto di accesso e la scritta «Tu non sei il mio sindaco». «Li abbiamo alzati e siamo stati trattati come dei pericolosi sovversivi, i vigili ci hanno chiesto i documenti».
Mentre lì in prima fila, c’erano tutti i fedelissimo di Marta, i suoi uomini di fiducia, pronti ad applaudirla. E tra l’opposizione solo Enrico Musso l’ha difesa. «Noi volevamo manifestare la nostra dissidenza - continua Gregorini -. La sua mancanza di leadership e l’incapacità di star vicino ai cittadini. Noi siamo persone civili, ma ora è guerra. Ma si rende conto cos’è questa città e questo palazzo? Un soviet».