Sindaco: sulla trasparenza ha vinto la poltrona

(...) con ogni probabilità, si deve il preoccupante distacco fra opinione pubblica e ceto politico sempre più percepito - con i suoi privilegi, le sue prebende e le sue nomine rege in Parlamento - come «casta». Quanto al garantismo esso costituisce certamente un rilevante fatto di civiltà non soltanto giuridica. La responsabilità penale è personale e nessuno può essere considerato colpevole se non dopo sentenza passata in giudicato. Per chi ha responsabilità politiche e di governo della cosa pubblica dovrebbe, però, vigere una sensibilità differente rispetto al privato cittadino. Infatti a fronte di maggiori onori è giusto che sussistano obblighi e doveri morali in più ben al di là di presunzioni di innocenza e di sentenze definitive. Esistono, in politica, anche responsabilità oggettive e ragioni di opportunità. Tanto più quando, venendo incriminati ed arrestati per tangenti ben tre dei più stretti collaboratori di fiducia del Sindaco da tempo attivi all’interno di un ramificato Comitato d’affari a preponderante presenza di esponenti Pd, il danno di immagine e di credibilità per la Giunta diventa irrimediabile. In questo spirito ed in sintonia con il sentire prevalente tra i genovesi ho sostenuto, tra i primi, l’opportunità per la Vincenzi di gettare la spugna e di rimettersi al giudizio degli elettori. Super Marta, pur avendo evocato le Termopili, ha avuto paura di aver coraggio come si diceva una volta. È solo questione di tempo: infatti, sotto la spada di Damocle della sua gestione fallimentare e dei futuri sviluppi dell’inchiesta, l’amministrazione-Vincenzi, nonostante il promesso maquillage, ha i giorni contati. E con lei a scricchiolare è l’intero sistema di potere della sinistra genovese. A proposito, infine, di stile di donne, in Svezia due Ministre non hanno esitato a dimettersi dopo che la stampa aveva rivelato che una non aveva pagato il canone televisivo e l’altra non aveva versato i contributi alla badante. Essendo anche Genova in Europa ma assai distante da Stoccolma, tra la trasparenza e la poltrona a Palazzo Tursi, pur tra scuse e piagnucolii di circostanza, non c’è stato il benché minimo dubbio a prediligere la seconda.
*capogruppo An in Regione