«Il sindaco vieti la vendita di bottiglie all’aperto»

I residenti vogliono un presidio fisso all’Arco Montalbetti: «Stop a nuovi bar in centro»

Le definiscono «zone franche», niente di diverso da quella Chinatown che dopo gli ultimi avvenimenti ha alzato intorno a sé una levata di scudi. Per i comitati di quartiere e i consiglieri di zona della Lista Ferrante, che hanno raccolto le proteste dei cittadini e disegnato la mappa della movida selvaggia, anche la Milano by night è un mondo senza regole. E va «riconquistato», proprio come via Sarpi. Basta schiamazzi, spaccio di droga fuori dalle discoteche, cocci di vetro abbandonati sui marciapiedi, risse, parcheggi selvaggi, atti vandalici contro le auto in sosta. Accanto alle storiche «zone rosse» - Colonne di San Lorenzo, Navigli, via Valtellina, corso Como - ci sono delle «new entry», come il quartiere Isola, il parco Lambro, via Airaghi o la fila di locali notturni tra piazza Firenze e Gerusalemme, che negli ultimi anni hanno tolto il sonno ai residenti. La movida milanese sposta un popolo di circa 300mila persone. Le telefonate ai vigili sono 1.200 al mese, ma una minima parte ottiene l’intervento sul campo. I comitati di quartiere si appellano dunque al sindaco Letizia Moratti perché «assuma in prima persona il coordinamento degli interventi per riportare regole e vivibilità nella città di notte», afferma il coordinatore Carlo Montalbetti, che è anche consigliere comunale della Lista Ferrante. Primo passo: «Firmi un’ordinanza che vieti la distribuzione di bottiglie e bicchieri di vetro fuori dai locali». Se si vogliono eliminare davvero queste zone franche, sottolinea, «non bastano provvedimenti sporadici. Si cominci con presidi fissi tutta la notte alle Colonne e all’Arco della Pace, e si costituisca un nucleo di ghisa antirumore».
Tra le proposte dei comitati: attuare al più presto il piano di zonizzazione acustico mai applicato dal Comune («chiederemo al difensore civico regionale di nominare un commissario ad acta in caso di inadempienza», dicono) e il Comune «imponga una moratoria, nei quartieri di interesse storico, monumentale e ambientale, non si devono più aprire nuovi locali notturni, il 50 per cento è già nel centro storico». E ancora, estensione notturna degli ausiliari del traffico, sospendere l’autorizzazione a restare aperti fino alle 4, in deroga all’orario stabilito dal regolamento comunale, per tutti quei locali che creano disturbo alla quiete pubblica. Ma, osserva Montalbetti, «il regolamento dovrebbe unificare gli orari di chiusura per tutti alle due, a mezzanotte per i locali all’aperto, basta deroghe».
Il comitato ProArcoSempione chiede che l’area dell’Arco «diventi zona a traffico limitato», il comitato San Lorenzo domanda «perché a Venezia o Bologna di sera è vietata la vendita di bevande in bottiglia e a Milano no: forse le nostre piazze non sono altrettanto belle?».