Sindrome 8 settembre

Va bene ch'è da sempre complicato per noi italiani spiegare da che parte stiamo o siamo stati nelle nostre guerre. Ma con l'esportazione reiterata di ostaggi liberati nelle guerre islamiche abbiamo superato noi stessi. E confermato quanto gli strateghi stranieri sanno da sempre: averci per alleati è quasi sempre un favore fatto al nemico. Infatti come scriveva Meinecke: «Il popolo italiano ricco di immortali contributi alla civiltà, non è un popolo guerriero». E perciò ci riescono ogni volta degli 8 settembre così perfetti, nei quali ogni gerarchia e buon senso si perdono in una tragica farsa. Come quella che s'è recitata a Roma e in Afghanistan. Dove i nostri talenti giornalistici vagano oltre le linee, come fossero a spasso a villa Borghese. E non tra taglia-teste, i quali poi li usano per ottenere denari, e terroristi restituiti, nonché ammissioni a conferenze di pace. Buttate là con la consueta proverbiale modestia da Metternich-D'Alema. Il che se non ha evitato la decapitazione all'autista afgano; però ha fatto gestire ad Emergency tutta la trattativa, dando l'ebbrezza ai nostri pacifisti.
Perché anche le due Simone erano così ben vestite, alla moda islamica. Ma la loro liberazione non era stata allora affare del «movimento», come stavolta invece è accaduto. L’altro ieri sui giornali c'erano almeno dei titoli veritieri: «La Farnesina sceglie: tratta solo Gino Strada». Sismi, Difesa e Ros sono stati tagliati fuori. S'è agito insomma all'italiana: ovvero per emozioni e bande, ma così sparse da dispiacere persino agli afgani. I quali non hanno letto Guicciardini, che per l'appunto già scriveva: «Gli italiani non combattevano in squadrone fermo e ordinato ma sparsi per la campagna, ritirandosi il più delle volte a i vantaggi degli argini e de' fossi». E però si s\ono stupiti persino loro. Sdegnati, i parenti del decapitato hanno protestato mentre il nostro redivivo inturbantato, veniva trasferito a Kabul; e il responsabile locale di Emergency è stato arrestato. Nel qual gesto gli afgani si sono mostrati in guerra più seri di noi.
E dire che in questa nazione atavica, come del resto in tutti i Balcani, da sempre la guerra è un reciproco fare ostaggi da vendersi e comprarsi, gioco delle parti di crudeltà interessate. Eppure siamo riusciti persino a sdegnare gli afgani, trattando i loro ostaggi da seconde scelte. Infatti uno è finito decapitato e dell'altro, italianamente, ci si è dimenticati. Insomma la nostra esportazione di anime belle, ogni volta destinate a farsi rapire e restituire mentre qualcun altro ci lascia la pelle, stavolta non è piaciuta. Neppure a loro. Quanto ai nostri alleati occidentali devono essersi ridetti la barzelletta che pare girasse nelle stanze dello stato maggiore tedesco alla vigilia della sventurata entrata in guerra di Mussolini. «Gli italiani ci dichiarano guerra» dice qualcuno. E un generale aggiunge: «Accidenti, ci costeranno dieci divisioni». Poi arriva invece la notizia che l'Italia s'è alleata alla Germania. Lo stesso generale ne deduce calmo: «Beh, allora ce ne costeranno venti». Insomma in Afghanistan siamo riusciti persino a migliorarci nel nostro peggio. Non una volta si sia parlato del nostro esercito, reso ininfluente. «Come sono gli eserciti italiani dei nostri tempi, i quali sono al tutto inutili»: scriveva del resto già Machiavelli.
Geminello Alvi