Sindrome cinese

Anche il mobile cinese si muove, eccome. E arriva dappertutto, Italia compresa. «Il problema è che spesso non rispetta le regole del mercato - spiega Roberto Snaidero, presidente di Federlegno-Arredo -. E mi riferisco soprattutto a quelle della proprietà intellettuale. Il fatto è che la Cina è in grado di produrre mobili a costi molto inferiori, ma il mercato non chiede il design cinese. Vuole il migliore del mondo, quello italiano. E allora i cinesi lo copiano: ho visto mobili - soprattutto negli imbottiti, come divani e poltrone - praticamente clonati dai nostri, però a metà prezzo. È un fenomeno ancora agli inizi, ma bisogna fermarlo prima che peggiori, come è già avvenuto nei settori dell’abbigliamento e delle calzature. Ecco perché, insieme a Germania e Spagna, abbiamo presentato una denuncia antidumping all’Unione europea».
E il governo italiano? «Con il ministro Urso abbiamo lavorato molto su questo - risponde Snaidero - soprattutto sul progetto dell’etichetta "made in", che però viene ostacolato in Europa della lobby della distribuzione. E mi auguro che il nuovo governo, qualunque sia, continui su questa linea in difesa del lavoro italiano. Il nostro settore garantisce oltre 400mila posti di lavoro e ha una bilancia in attivo per 6,5 miliardi: vorremmo rimanesse tale».
Nel 2004, secondo una ricerca di Federlegno-Arredo, il valore della produzione di mobili cinese ha superato i 20 miliardi, di cui quasi 14 destinati al mercato interno, e si stima che nel 2005 questa cifra abbia superato i 16 miliardi. Numeri che fanno riflettere, e fanno intravedere anche qualche opportunità. Come le ha viste Renato Recalcati, presidente di Futura, e amministratore delegato di Futura Shangai: «Nel 1995 in Cina ribolliva un vulcano di idee: si capiva che avrebbero conquistato i mercati. Ho pensato: meglio con loro che contro di loro. Nel 1997 ho aperto la prima fabbrica in Cina e nel Duemila la seconda. Adesso le due società crescono parallelamente: qui in Italia prosegue la produzione ad alto livello di imbottiti multifunzione, che esportiamo in tutto il mondo. In Cina utilizziamo lo stesso design e gli stessi brevetti, per prodotti di buona qualità e ottimo prezzo, destinati però al mercato giovane di Usa, Australia e Giappone».