Sindrome del complotto alimentata dalle «stranezze» dei designatori

Il sospetto è lecito. Se Calciopoli è esistita una volta, non è possibile escludere che possa tornare, né che non ci sia ancora oggi. Il rigore negato mercoledì sera alla Juventus è un errore così grave che lascia spazio a troppe interpretazioni, a troppi dubbi, troppe diffidenze. Strano, troppo strano che il Palermo si sia lamentato pesantemente poche settimane fa per i clamorosi errori subiti nelle partite contro Inter, Milan e Cagliari e che ieri sia stato aiutato dalla decisione di Morganti. Che cos’era in fondo calciopoli? Stando a quello che abbiamo letto e sentito era la un gruppo di potere che pilotava arbitraggi non soltanto di una squadra, ma di tante squadre che dovevano essere salvate o comunque aiutate.
Se il calcio avesse voluto sgombrare il campo da ogni potenziale accusa o veleno, avrebbe dovuto cambiare strutturalmente. Avrebbe dovuto eliminare ogni possibile rischio di pilotaggio, a cominciare dalle designazioni degli arbitri per ogni singola partita. Invece quest’anno stiamo assistendo a cose che sono bizzarre sul serio. Capita a volte anche in ogni giornata che ci siano arbitri nati e cresciuti in città che lottano per un obiettivo chiamati a dirigere squadre di città che lottano per lo stesso obiettivo. Esempio: come si fa a mandare un arbitro di Lecce ad arbitrare Cesena-Roma? È accaduto e stranamente anche che la Roma abbia segnato un gol irregolare. Ecco, per restare soltanto alla lotta per evitare la serie B, ci sono altre cose «curiose»: nella stessa giornata Juventus-Bari era stata affidata a Brighi di Cesena, mentre Catania-Chievo a Celi di Bari. Non notate nulla di strano? Le squadre coinvolte nella lotta per la retrocessione arbitrate con incroci degni di Risiko da arbitri delle città «rivali». Casualità, certo. Casualità anche che abbia perso il Bari e che Catania-Chievo sia finita in pareggio, ovvero il miglior risultato per le altre squadre in lotta per la salvezza
È tutto incidentale, è tutto perfettamente pulito, si dirà. Però se Giannoccaro fa perdere il Cesena è ovvio che qualche tifoso romagnolo pensi che calciopoli esista ancora. La sindrome del complotto è perfettamente comprensibile per chi subisce danni. La capiscono soprattutto quelli che nelle scorse stagioni hanno subito le conseguenze della calciopoli conclusa nel 2006. Le teorie del complotto nascono così e i designatori, e non solo loro, ci mettono tutto l’impegno per alimentarle. Fino a quando il calcio non farà in modo da rendere insindacabile ogni su decisione, Calciopoli non sarà mai finita. D’altronde la giustizia sportiva è l’unica in cui non sei innocente fino a prova contraria, ma l’opposto. Quindi calciopoli c’è, fino a quando non ci dimostrano che non esiste.