La sindrome Epifani: firma, rifirma e cancella

Eccolo là: ci ha ripensato di nuovo. Adesso secondo lui il governo dovrebbe «mediare». C’è lo sciopero selvaggio, anzi i selvaggi dello sciopero, gli aeroporti paralizzati, le regole calpestate, i passeggeri coi capelli dritti, il trasporto aereo nazionale sotto attacco, e secondo Epifani bisogna «mediare». Ma dico: mediare cosa? Mediare con chi? Con quei trecento irriducibili che tengono in ostaggio Fiumicino in barba alle più elementari regole civili? E soprattutto: mediare perché? Per festeggiare Capodanno con gli scali ancora bloccati? Dice: bisogna mediare per uscire dalla crisi Alitalia. Ma non ne stavamo già uscendo? Ma non c’è forse un accordo già firmato, da lui stesso definito «assolutamente positivo»? E allora, di che mediazione d’Egitto andiamo parlando?
Invece no. Adesso, dice il leader Cgil, bisogna discutere. Ancora. Di nuovo. Come se fino adesso governo e parti sociali si fossero limitati a prendere il tè. La verità è che siamo stanchi delle giravolte di un capo sindacalista che col sindacato non c’entra più nulla. Con una mano firma gli accordi, con l’altra li smentisce, con i piedi sgambetta la trattativa, mentre con la testa sta già a Strasburgo sulla poltrona di eurodeputato. È la sindrome schizofrenica del bravo sindacalista, così bravo a difendere il lavoro che riesce a farne addirittura due: il sindacalista e il politico. E ancora non si capisce cosa gli riesca peggio.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: contratti firmati, e poi inspiegabilmente rimangiati, e poi inspiegabilmente rifirmati. Firma più contratti lui, che abiti Valentino. Giudicate voi: il 18 settembre, nel pieno del caos Alitalia, Epifani spedisce una lettera di zucchero al presidente di Cai Colaninno: «Caro presidente, come d’intesa le confermo la nostra adesione alla firma dell’accordo quadro». Insieme alla missiva marchiata Cgil con cui si accetta l’accordo, pochi minuti dopo a Colaninno ne arriva un’altra, sempre marchiata Cgil, che l’accordo lo respinge. Come sia possibile che il Guglielmo accetti e rifiuti uno stesso testo nel giro di pochi secondi, non è ancora chiaro. Uno chiede spiegazioni, ma niente: il voltafaccia di Epifani fa parte ormai dei misteri d’Italia insieme al caso Ustica, il delitto Pecorelli e la laurea di Di Pietro. Sta di fatto che a suonargliele, dopo la piroetta sindacale, ci pensano i colleghi della triplice: il capo della Cisl Bonanni lo accusa di «doppiezza» e «tatticismi» a danno dei lavoratori, mica robetta. Quello della Uil Angeletti invece, si limita a suonare le campane a morto: «L’azienda Alitalia è morta e qualche collega si prepara a fare il becchino».
Ma non è finita, perché alla fine il presunto becchino l’accordo con la Cai lo firmerà festosamente, sottolineando che con questo patto «ridiamo speranza a centinaia di precari». Sì: se non fosse che adesso, per via di quattro giacobini della fusoliera, la speranza rischia di finire sotto terra: nell’habitat naturale dei becchini, appunto. E oggi il triste finale della pagliacciata: Epifani invita l’esecutivo all’ennesima mediazione dei miei stivali, e se la prende col governo e le sue «minacce». Come no: se stiamo nei casini è colpa del governo che fa la voce grossa, mica dei sedicenti «comitati di lotta» che credono di essere i padroni degli aerei. Ma vi pare?
Con tali premesse, come puoi stupirti se adesso in tanti accusano il leader Cgil di non avere a cuore il bene di Alitalia? Persino Pier Luigi Bersani confessa che «non posso assolverlo per come si è comportato». Cioè malissimo, da sindacalista; benissimo, da futuro capopopolo. Per mesi abbiamo malignato su una sua candidatura all’Europarlamento nelle file del Pd. Oggi ce lo conferma anche l’Unità: «Da Epifani è arrivato un chiaro segnale di disponibilità». Figurati. E pensare che a chiederglielo saltava sulla sedia: in politica io? Ma figurati, è una provocazione, una dannata strumentalizzazione contro i lavoratori. Come no. Almeno il suo predecessore Cofferati si era inventato una scusa divertente: doveva restare a Genova per dare il biberon al figlioletto. Ci mancherebbe. E infatti pure lui fa le valigie per il Parlamento europeo: il biberon al figlio glielo spedirà per posta.
Dunque, se l’ottica è questa, che volete che sia un crac Alitalia. Se i voli resteranno a terra, siamo certi che Epifani non farà una piega. A lui basta ne decolli uno: quello per Strasburgo.