La sindrome da evitare

Il centrosinistra è in crisi. Solo a un esecutivo ebbro può venire in mente di fare demagogia su un terreno come l'immigrazione, aprendo un nuovo fronte con un'Europa (intimamente unita dagli accordi di Schengen) già inquieta per i pasticci dirigistico-protezionisti su Autostrade, Tav e Telecom Italia. Ma lo sbandamento della maggioranza si intreccia con la faticosa stabilizzazione di un sistema politico squinternato dalle inchieste giudiziarie a senso unico degli anni Novanta e da riforme elettoral-istituzionali farraginose, con un'opinione pubblica in gran parte bipolarista e maggioritaria, ma con rilevanti minoranze schierate a difesa di precise identità politiche.
La contraddizione tra crisi del centrosinistra che spinge verso il naturale esito del voto anticipato, ed esigenze di stabilizzazione sistemica che chiedono riforme sentite anche da larghi settori popolari, tiene in scacco la situazione politica. Romano Prodi cerca di utilizzare la contraddizione per guadagnare tempo. Forze politiche sia di maggioranza sia di opposizione vorrebbero, con sufficiente onestà, soluzioni il più possibile nell'interesse di tutti. Altri, da Umberto Bossi a Clemente Mastella, sentono l'istinto del politico di razza che ragiona in termini di «primum vivere deinde philosophari».
Il centrodestra deve innanzi tutto evitare la sindrome Gerald Ford, il presidente che secondo il maligno Lindon B. Johnson «non sapeva camminare e masticare chewingum allo stesso tempo». Invece, oggi il centrodestra deve «camminare e masticare insieme». Mantenere ferma l'opposizione (e la possibilità di mandare a casa il governo), e fare proposte che stabilizzino elettoral-istituzionalmente il Paese. Se Pierferdinando Casini non avesse scompaginato la Casa delle libertà, questa linea di condotta sarebbe più facile. Ma comunque, anche con Bossi iperpreoccupato per la sopravvivenza e Gianfranco Fini ossessionato dalla «visibilità», una leadership intelligente può riuscire a «camminare e masticare». Per fare meglio l'opposizione vanno costruite forti correnti politico-culturali nella società che aiutino a liquidare il governo. Sul fronte della stabilizzazione, invece, servono proposte che tengano fermi i principi bipolaristici e rispondano agli interessi di tutte le parti del centrodestra, per ricomporlo in vista di un possibile veloce ritorno al governo. Forse oltre a sistemi di voto come quello per Regioni o Province, andrebbero presi in considerazione sistemi di voto del tipo spagnolo (collegi provinciali, quindi più piccoli, senza recupero dei resti su scala nazionale) naturalmente maggioritari ma tali da rappresentare bene le forze con insediamenti territoriali (quindi Lega, Udeur e in parte Udc).
Per l'esigenza di riforme costituzionali, sciaguratamente frustrata dal voto referendario che ha abrogato le innovazioni alla Carta approvate dal centrodestra, andrebbe proposto al centrosinistra di avviare le riforme, di trovare accordi sui singoli punti, di considerare politicamente indispensabile una maggioranza di due terzi, e di accordarsi perché, se la legislatura verrà interrotta, si riparta dagli accordi raggiunti. Sottraendo così la materia agli intrighi politici contingenti.
Lodovico Festa