Sinfonia di «Dissonanze» per dar da bere all’Africa

I Germogli di Mario Donizetti, tralci verdi che si avvolgono al ferro di una vite conficcata nel cemento, la materia inerte abbracciata dalla materia viva, l’Exodus di Gianluigi Lizioli, vivace carnevale femminile dove il colore è movimento, la Fruttiera nera e frutti, natura morta di Trento Longaretti, con le sue abituali tinte scure e la sua economia di luce.
Sono solo tre dei cinquantasei artisti presenti con le loro opere nel Chiostro di Santa Marta a Bergamo (fino a domenica 5 novembre), per la mostra «Dissonanze», organizzata da Enrico Baleri insieme all’Associazione «Amitié Sans Frontières Club Service» di Bergamo. Donando ciascuno una propria opera, gli artisti partecipano alla raccolta fondi necessaria per la costruzione di pozzi d’acqua potabile nei villaggi africani del Malawi.
Un passo contro la desertificazione della Terra, un progetto che ha unito il lavoro di artisti conosciuti e affermati a livello internazionale ad artisti giovani, freschi d’Accademia (in questo caso la bergamasca «Carrara»), come Andrea Cristini con i suoi omini di cera, bianchi, trasparenti, primitivi, fragili, simili a scacchi posti a caso su una superficie che li riflette, ignoranti di se stessi. Come il precario Equilibrio di Federica Angioletti, stampe fotografiche che mostrano fasce di stoffa colorata, gialla, nera, rossa, tirate da mani che le tendono in un gioco di forza inutile, inevitabile. Tra i veterani e i nuovi, la generazione «di mezzo». Bellissimo il disegno di Francesco Parimbelli che ritrae il volto di un’anziana donna con gli occhi chiusi e le mani sulle tempie, come per cercare un ricordo lontano, fermarlo nella mente o scacciarlo. Le labbra strette, le rughe, i capelli lunghi, bianchi, tutto è passaggio, violenza e bellezza del tempo.
In After the gold rush, Roberto Freno vede sprofondare in un mare che somiglia al deserto o alle sabbie mobili la Statua della Libertà con il braccio mozzato, mentre una donna seduta sotto un ombrello da pioggia illuminato dalla luce di un sole irreale guarda placida la scena. L’immediatezza della pittura semplice di Maranno con i suoi papaveri e farfalle azzurre, il collage, il bronzo, le stampe su plexiglas, le incisioni su rame, le tele, la carta, tutto ciò che è presente nel Chiostro di Santa Marta servirà a sostenere le missioni del Malawi dove operano i Padri Monfortani, la missione di Suzana - Guinea Bissau e le Suore Orsoline che lavorano in Brasile a sostegno di ragazze madri e adolescenti a rischio.