Singapore, ancora un disastro Ferrari Vince Alonso, ma Hamilton vola via

Massa tradito dal benzinaio alla sosta: &quot;L'ho abbracciato, succede. Che rabbia: potevamo fare doppietta&quot;. Kimi contro il muretto nel finale: &quot;Scusate&quot;. Il primo Gp in notturna va <strong><a href="/a.pic1?ID=294250" target="_blank">alla Renault dello spagnolo
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Singapore - C’è un uomo che piange in un angolo. Ha gli occhi lucidi di chi non si dà pace. Poco distante si riposano due uomini ammaccati che da poco hanno lasciato l’ospedale cittadino: si chiamano Claudio Borsini e Ignazio Sanzone. Per loro, per fortuna, solo contusioni. Ormai è l’una del mattino. Tutt’attorno, altri uomini come loro stanno smontando la baracca del Cavallino, spezzandosi la schiena come prima, durante e dopo ogni Gran premio. Più in là, due uomini fanno i conti con le loro delusioni. Non sono come gli altri, non sono meccanici della Rossa, ma guidano quel bolide che vince o che perde, che fa gioire o infuriare. Si chiamano Felipe Massa e Kimi Raikkonen.

La Ferrari ha perso. Colpa di un meccanico che per duemila euro al mese si prende responsabilità da pilota miliardario; colpa di un metalmeccanico che ha sbagliato di un nanosecondo il momento in cui schiacciare il fottutissimo pulsantino che dava il via libera dopo il rifornimento. Per cui ecco Massa davanti a tutti, ad Hamilton, Raikkonen, Kubica prima che la safety car entrasse per l’incidente di Piquet, trasformarsi in un Massa dietro a tutti dopo essersi portato via la pompa della benzina. Ecco i meccanici corrergli dietro per staccare il serpentone ed ecco alcuni di loro a terra feriti, colpiti dalla bestia di metallo impazzita. E riecco, purtroppo e soprattutto, la Ferrari che ci fa infuriare, che perde una gara ormai vinta.

«E un sogno è diventato un incubo». Felipe lo dice con la pacatezza di chi non può far nulla se non lanciare la prossima sfida ad Hamilton e alla McLaren di nuovo in fuga: «Qui potevamo fare doppietta, qui non ce n’era per nessuno – dice -, eravamo i più forti, per cui adesso dobbiamo fare primo e secondo nelle prossime gare così torneremo in lotta per il titolo». È vero. Due doppiette, con Raikkonen a proteggergli le spalle, e i sette punti di Hamilton saranno annullati. «Per questo non dobbiamo mollare, e per questo sono andato subito ad abbracciare il meccanico che ha sbagliato. Può succedere, siamo gente in carne ed ossa, ma da questo sapremo riprenderci».

Però che peccato. «Sì, ma la mia è delusione, non rabbia – prosegue Felipe -. È difficile accettare di perdere una gara simile, con due auto che volavano e che facevano quel che volevano. Voi non lo sapete, ma noi avevamo già la strategia impostata per il secondo stop. Era da doppietta. Ma il mondo va così, il mondo cambia in fretta... L’errore? Ho parlato a lungo con lui, l’ho rincuorato, gli ho detto capita, gli ho detto siamo tutti sulla stessa barca, lavoriamo insieme, perdiamo insieme, vinciamo insieme».

Un vero sogno diventato incubo. Perché dopo il danno è arrivata la beffa. Per via della partenza anticipata seguita all’errore del meccanico, Massa ha ostacolato una Toyota ed è stato punito con un drive through, il passaggio lento per il box. Poi ha forato, poi ha sbagliato come se alla fine la bussola fosse smarrita.

Quanto a Kimi, altra gara a corrente alternata: prima male poi bene quindi contro un muro. Ha sbagliato di nuovo e chiede perdono: «Mi sono scusato col team». Di sicuro l’ha fatto anche quell’uomo in lacrime dentro il box. Il suo nome? Neanche per idea. Lo conosciamo tutti, ma duemila euro al mese non sono abbastanza per finire alla ribalta nel giorno sbagliato.