«Sinigallia, serve un ponte sul Naviglio»

Presto affissi in città manifesti che annunciano lo spostamento

«Scontenti» prima della pausa estiva, «scontenti» alla ripresa del lavoro. Ieri è stato il primo sabato del dopo vacanze per la fiera di Senigallia nella nuova area di Porta Genova dopo il trasferimento, lo scorso primo agosto, dall’area della Darsena. E subito sono arrivate le lamentele degli ambulanti: «Poca gente, pochi servizi e troppo isolamento. La fiera è rimasta semivuota per tutta la giornata, cosa strana per questo periodo. Siamo troppo lontani dalla zona del quartiere più frequentata, da locali e negozi», protestano i commercianti.
Qualche giorno fa hanno proposto al Comune una soluzione per risolvere almeno in parte il problema dell’isolamento: costruire un ponte di metallo che colleghi le due sponde del Naviglio, da una parte la fiera e dall’altra la sponda ricca di locali e negozi. Una richiesta, quella del ponte («come quello costruito a Lampugnano per la Festa dell’Unità», spiegano gli ambulanti) che Palazzo Marino ha ascoltato e sta valutando. «Ci stiamo pensando - rivela l’assessore comunale al Commercio, Roberto Predolin -. Ho già incaricato alcuni architetti di giudicarne la fattibilità. Non sarà semplice, ma abbiamo dato la nostra disponibilità agli ambulanti».
«Qui la visibilità è poca. E i bagni chimici sono pochi», protestano i commercianti. Predolin spiega che a breve «saranno affissi manifesti in tutta la città che segnalano la nuova sistemazione. Inoltre piazzeremo nei pressi della fiera due grandi striscioni e due palloni gonfiabili che ne segnaleranno gli ingressi». Quanto ai servizi, l’assessore promette che «saranno aumentati di numero quelli chimici e saranno installati due bagni fissi» e fa sapere di aver già «preso accordi con due grandi aziende di autoristorazione che si sistemeranno nell’area».
Ambulanti e Comune, infine, sono d’accordo nel tracciare un primo bilancio sulla lotta all’abusivismo. «Grazie al controllo dell’annonaria agli ingressi la situazione è migliorata», dicono gli ambulanti. «L’abusivismo? Lo abbiamo annientato», assicura Predolin.