Siniscalco: la colpa è del supereuro

Il ministro dell’Economia a Londra analizza i dati: «Non posso che associarli alla forza della nostra moneta» che penalizza le esportazioni sui mercati internazionali

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Londra

«Quando vedo dati sull’Italia come quelli di oggi, non posso non legarli alla forza dell’euro». L’Istat ha confermato in mattinata il dato negativo sulla crescita economica nel primo trimestre del 2005, che risente in maniera preponderante di un export in grave calo (il 4,1% in meno del trimestre precedente), e nel pomeriggio Domenico Siniscalco arriva a Londra per discutere con i ministri finanziari del G7 i problemi della crescita economica internazionale. Al termine di un incontro con il segretario al Tesoro Usa John Snow, il ministro dell’Economia fa un cenno all'impatto negativo del supereuro sulle esportazioni italiane, dunque sull’andamento deludente del pil.
«I dati li conoscevamo già - spiega Siniscalco - ma quando li vedo, non posso non associarli alla forza dell'euro, sia per il tipo di specializzazione sia per il tipo di interscambio che abbiamo. Il miglior modo di difendersi - aggiunge - è con cambi più equilibrati, che evitino anche l'accumularsi di squilibri globali, come la bilancia dei pagamenti troppo attiva in Asia ed eccessivamente passiva negli Stati Uniti, che creano problemi agli equilibri dell'economia mondiale». Con il segretario al Tesoro americano si è fatto un «lungo ragionamento sul bisogno di flessibilità dei cambi in Asia, a livello multilaterale: non si tratta di fare pressione da parte degli Usa su qualche Paese - aggiunge Siniscalco, riferendosi all'insistenza con cui le autorità Usa chiedono lo sganciamento dello yuan dal dollaro, e la rivalutazione della moneta cinese - ma di ragionare su uno sforzo comune. Si tratta di un tema fondamentale anche per la crescita economica in Italia». Insieme con il dollaro Usa si è infatti svalutato sull'euro anche lo yuan, con ripercussioni tanto evidenti quanto gravi sull'interscambio con la Cina.
Con Snow, Siniscalco ha anche incominciato a parlare di un tema di grande importanza: come attrarre maggiori investimenti americani nel nostro Paese. «Stiamo cercando insieme di individuare una soluzione per favorire l'attrazione dei capitali Usa in Italia, e anche questo - osserva il nostro ministro dell'Economia - è un argomento cruciale per la crescita della nostra economia».
È la questione crescita al centro dell'attenzione di Siniscalco e del governo italiano, che si trova a dover fronteggiare la procedura per deficit eccessivo aperta dalla Commissione europea. Dal 1º luglio, la presidenza di turno dell’Unione passerà alla Gran Bretagna, e Siniscalco approfitta dell’atmosfera amichevole dell'incontro con il cancelliere dello Scacchiere britannico Gordon Brown e i ministri delle finanze tedesco e francese, per parlare del rapporto fra rallentamento dell’economia italiana e peggioramento del disavanzo pubblico. Prime spiegazioni informali della linea che il governo intende seguire per contestare le conclusioni della Commissione.
Anche il commissario europeo agli Affari economici e monetari è a Londra per la riunione del G7, e non perde l’occasione per rimarcare come molti Paesi di Eurolandia registrino forti problemi strutturali e ritardi nelle riforme. Almunia si dice anche «più pessimista» sulla crescita europea di quest'anno, a causa dell'aumento dei prezzi petroliferi e del rafforzamento dell'euro. Ma è anche fiducioso sull'impatto positivo della riforma del Patto di stabilità, «uno strumento che non è stato indebolito, ma confermato come indirizzo delle politiche di bilancio, con i deficit superiori al 3% che sono permessi in casi eccezionali, quando la crescita è negativa o molto bassa per periodi prolungati».
Infine, ancora una stoccata ai ministri della Lega sulla questione dell'euro: «Quanto varrebbe oggi la lira, se l'Italia non avesse aderito all'euro? La moneta europea è qui per sempre, e non riesco a immaginare che un Paese possa uscirne, non per ragioni politiche ma per le conseguenze economiche», conclude Almunia.
Crescita più bilanciate dell’economia internazionale e maggiore flessibilità dei cambi sono gli argomenti macroeconomici all'esame del G7. Ma i ministri finanziari devono preparare anche l'argomento centrale del G8 di Gleneagles, in Scozia: il condono del debito dei Paesi più poveri, specialmente dell’Africa. Alla vigilia dell'incontro londinese, un pre-accordo è stato raggiunto dai governi inglese e americano per cancellare 16,7 miliardi di dollari di debiti dei 18 Paesi poveri con Banca mondiale e Fmi. «Su questo tema c'è l'accordo - conferma Siniscalco - , e credo che si tratti di un passo concreto, che dà un significato particolare a questo incontro». Londra sponsorizza la proposta italiana di un impegno del G8 di acquistare in anticipo dall'industria farmaceutica i vaccini per le malattie endemiche, come la malaria, che devastano il continente africano.