Siniscalco: con la Finanziaria un taglio Irap da 4-5 miliardi

Il ministro parla alla Versiliana: «Mi aspetto 3 miliardi dalla lotta all’evasione fiscale»

Gian Battista Bozzo

da Roma

La Finanziaria 2006 fisserà una riduzione Irap fra i 4 e i 5 miliardi di competenza (che in termini di cassa, per il gioco degli acconti e dei saldi, valgono due miliardi per il solo primo anno); i tagli dell’imposta saranno eguali per tre anni sino al 2008 e, a fine percorso, le imprese e i professionisti risparmieranno 12 miliardi sul costo del lavoro.
Complice l’atmosfera informale del Caffè della Versiliana, dove incontra il pubblico, Domenico Siniscalco svela quel che il Dpef approvato venerdì scorso ancora non dice. L’entità dei tagli Irap, appunto, ma anche quanto il governo si aspetta l’anno prossimo dalle misure per la lotta all’evasione fiscale: oltre 3 miliardi di euro, circa un terzo della intera manovra 2006. «È un obiettivo ambizioso - ammette il ministro dell’Economia - ma allo stesso tempo ragionevole. L’evasione è diventata una sorta di sport nazionale, un vizio conosciuto e diffuso in tutte le categorie; e la situazione - aggiunge - è peggiore nei settori dove ci sono minori controlli». Nel Documento di programmazione economica e finanziaria è stato inserito un piano anti-evasione in base a una «mappatura» del sommerso. Il governo ha anche stabilito la revisione di 57 studi di settore, che interessano oltre 650mila contribuenti.
Dunque, 4-5 miliardi di sgravi Irap all’anno, per tre anni. Resta poco spazio per altri interventi di tipo fiscale. Per il cosiddetto «quoziente familiare», ad esempio, che piace alla Lega Nord, ma anche ad Alleanza nazionale. Il ministro del Welfare Roberto Maroni l’ha chiesto esplicitamente. «Il principio di agevolare la famiglia è indiscutibile, abbiamo già incominciato l’anno scorso», osserva il ministro dell’Economia. Ma la proposta della Lega è un’altra cosa. «Nessuna polemica con Maroni e tuttavia introdurre il quoziente familiare - spiega - è molto costoso e difficile: non è l’anno per farlo». Un sistema di tassazione che tenga conto delle famiglie numerose e monoreddito significa minori entrate per 7-8 miliardi di euro, nell’ipotesi minima. Inaffrontabile, con un disavanzo pubblico che corre ben oltre il 4% del Pil e con una procedura europea per deficit eccessivo in corso.
Intanto, bisogna trovare la copertura finanziaria per la riduzione dell’Irap che, come ci chiede l’Europa, deve essere di natura strutturale: non quindi legata alla lotta all’evasione. «Cercheremo di coprire l’intera manovra con i tagli di spesa, senza aumentare le aliquote», promette Siniscalco che, sollecitato dal pubblico che paventa un aumento della tassazione su Bot e Cct, esclude che possa essere rivisto il prelievo sulle rendite finanziarie: «Non mi preoccuperei davvero su questo tema - risponde - perché si tratta di variabili delicate da toccare e non si può certo farlo in anni come questi...».
Anni di bassa crescita e con una stima 2005 che non si discosta dallo zero. Siniscalco tuttavia conferma quell’ottimismo di cui aveva dato prova nel suo intervento all’assemblea dell’Abi. «Il peggio è alle spalle: il periodo di recessione è finito con il mese di maggio, l’economia è in ripresa e mi aspetto un terzo trimestre positivo: se non lo fosse - dice ancora il ministro - ne sarei molto sorpreso. Ed una volta usciti dalle difficoltà, dovremmo essere in grado di assecondare la ripresa nel 2006». Per l’anno prossimo, il Dpef prevede una crescita dell’1,5 per cento: un obiettivo condiviso dai principali centri di ricerca economica, a cominciare dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca d’Italia. Secondo Siniscalco, l’economia italiana non è di sicuro allo sbando: «Il nostro è un Paese ricco, che produce molto e fa prodotti di qualità: sono certo che non si fermerà». Una risposta al segretario della Cgil Giuglielmo Epifani, che parla di autunno a rischio per 400mila posti di lavoro.
Per la ripresa, secondo il ministro, bisogna puntare su opere pubbliche ed infrastrutture, ma anche sul turismo di qualità, soprattutto al Sud. «Il patrimonio artistico non ci manca, dobbiamo valorizzarlo. Però - ricorda Siniscalco - in Costa Brava ci sono 40 o 50 campi da golf, nel Mezzogiorno soltanto quattro o cinque».