Siniscalco: presto aiuti alle famiglie più deboli contro il caro-petrolio

Il ministro pensa a misure prima della Finanziaria. Ma esclude tagli alle imposte sul carburante

Gian Battista Bozzo

da Roma

Il caro-greggio preoccupa sempre più i ministri finanziari europei. Al termine della riunione dell’Ecofin, a Manchester, i responsabili delle Finanze dell’Ue hanno sollecitato i Paesi produttori ad estrarre più petrolio per combattere il rialzo dei prezzi, e le compagnie petrolifere ad investire una parte più larga dei loro enormi profitti in esplorazioni e nuovi impianti di raffinazione. Gli effetti dei rincari del barile dovrebbero essere comunque «limitati» per l’economia europea.
Nel corso della riunione, aggiunge il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, si è discusso di misure per favorire le fasce più deboli della popolazione, le più colpite dai rincari dei prodotti energetici. Per quanto riguarda il nostro Paese, Siniscalco pensa a misure «forse da approvare anche prima della finanziaria», e che potrebbero trovare una copertura economica a carico degli extra-dividendi delle compagnie petrolifere «che sono in parte pubbliche». L’idea del ministro francese Breton sembra «logica» a Siniscalco. Gli aumenti delle bollette potrebbero essere, in tutto o in parte, sterilizzati. «Gli interventi a favore delle fasce deboli sono ancora allo stadio di discorsi preliminari - precisa il ministro - ma spero che si concretizzino presto».
Nei giorni scorsi, le compagnie petrolifere francesi Elf e Total hanno ridotto il prezzo della benzina verde di tre centesimi al litro (e di due centesimi il gasolio auto), messe sotto pressione dal governo transalpino che aveva minacciato un aumento della tassazione dei loro profitti.
L’effetto greggio sull’economia globale verrà quantificato dal Fondo monetario internazionale nel prossimo World Economic Outlook, ma non dovrebbe essere particolarmente forte, tutt’altro. Quanto all’impatto sul nostro Paese, Pierluigi Ciocca, il vicedirettore generale della Banca d’Italia che ha sostituito Antonio Fazio all’Ecofin informale di Manchester, sostiene che «ci sono buoni motivi per non drammatizzare l’effetto del caro petrolio sulla crescita dell’economia italiana». La crescita dei prezzi, ha spiegato, non dipende da carenza di offerta ma è stato dettato dalla forte domanda legata alla crescita economica internazionale. L’Italia, ricorda il ministro dell’Economia, è meno esposta di altri Paesi europei agli effetti depressivi che derivano dal caro petrolio. Qualche ripercussione negativa probabilmente ci sarà, tuttavia lo stesso Siniscalco conferma che «il livello attuale dei prezzi mi spinge a non fare previsioni al ribasso o al rialzo per i prossimi 12-18 mesi».
Il nodo dei prezzi petroliferi sarà affrontato durante la riunione del G7, fra poco meno di due settimane a Washington. «È un problema globale, che ha bisogno di soluzioni globali», afferma il cancelliere dello Scacchiere britannico Gordon Brown. Gli europei chiederanno a Stati Uniti e Cina, i due principali Paesi consumatori, di razionalizzare l’utilizzo di petrolio. Brown ha ricordato che, a parte i picchi di oltre 70 dollari al barile raggiunti all’indomani dell’uragano Katrina, la tendenza della domanda globale è di un aumento del 50% nei prossimi vent’anni. Nell’immediato, Brown sollecita l’Opec ad estendere per un periodo più lungo la produzione supplementare di 1,5 milioni di barili al giorno, decisa subito dopo il disastroso uragano che ha messo fuori uso le piattaforme estrattive del Golfo del Messico.
La situazione non è paragonabile a quella degli anni Settanta, quando il rincaro del petrolio provocò una fiammata d’inflazione in tutti i Paesi industriali, ricorda il cancelliere Brown. Dunque l’iniziativa europea va in due direzioni: misure all’interno di ciascun Paese, purchè non distorsive (quindi pare esclusa la riduzione delle accise che gravano, in maniera più o meno pesante, sui carburanti) a favore delle fasce di popolazione più deboli; iniziative nei confronti dei Paesi produttori e grandi consumatori. «Tre o quattro ministri finanziari europei - anticipa Siniscalco - andranno in visita nei Paesi produttori per cercare di concordare più vaste politiche di investimento; e anche alle compagnie petrolifere chiederemo un maggior sforzo».