Siniscalco: «La recessione è quasi finita»

In aprile gli incassi tributari cresciuti del 6,3 per cento

Gian Battista Bozzo

da Roma

«La fase di recessione credo sia giunta alla fine», nonostante le incertezze legate al terrorismo e all’andamento dei prezzi petroliferi. All’assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana e alla vigilia dell’approvazione del Dpef da parte del governo, Domenico Siniscalco lancia un segnale di moderato ottimismo. Si incominciano a cogliere sintomi positivi, dopo sei mesi in cui tutto - sul fronte dell’economia - è andato per il verso storto. E lo stesso Antonio Fazio parla di un Pil che «potrebbe tornare a segnare un incremento, sia pure modesto, nel trimestre aprile-giugno».
Con tutte le prudenze del caso, insomma, la lancetta del barometro economico sta abbandonando la sezione del brutto tempo. Il governatore di Bankitalia pensa che l’attività produttiva abbia toccato il minimo durante i primi tre mesi di quest’anno e dunque potrebbe delinearsi «un momento favorevole per la ripresa: occorre coglierlo, ristabilendo un clima di fiducia. È necessario - dice ancora Fazio - che l’ancora incerta ripresa si consolidi nella seconda metà dell’anno, e potremmo allora evitare una caduta del Pil nell’anno in corso, e conseguire una crescita 2006 superiore all’1%». Governo e parti sociali «non perdano l’occasione di invertire la tendenza negativa della nostra economia».
Ai segnali che indicano l’uscita dal semestre di recessione, bisogna però aggiungere interventi sui conti pubblici. Fazio conferma che alla fine dell’anno il rapporto deficit-Pil supererà il 4% e in assenza di correzioni salirebbe al 5% nel 2006. È dunque importante che sulla base del Dpef, osserva il governatore, governo e Parlamento definiscano interventi per ridurre la spesa, per accrescere gli investimenti pubblici, per realizzare una graduale diminuzione del carico fiscale sulle imprese. A incominciare dall’Irap che, Siniscalco conferma, sarà ridotta con la prossima Finanziaria: «Le voci di un rinvio della riforma dell’Irap, che ho letto su alcuni giornali, sono campate in aria. A Bruxelles ho solo detto che, per il gioco degli acconti e dei saldi, difficilmente uno sgravio di 5 miliardi può avere effetto pieno nel primo anno».
La precisazione di Siniscalco sull’Irap conforta il presidente di Confindustria, Luca di Montezemolo, anche se «avendo parlato con Berlusconi - precisa - non avevo dubbi in proposito». Dubbioso, invece, Andrea Pininfarina sulla fine del periodo negativo dell’economia. «Mi auguro che il ministro abbia ragione, io però non ho indicatori che confermino la fine della recessione. Noi pensiamo che l’anno si chiuda con un -0,3%. Ed ai fini della ripresa - osserva il vicepresidente degli industriali - sono fondamentali le decisioni del governo, attraverso il Dpef».
Ai banchieri e agli imprenditori presenti all’assemblea dell’Abi, Fazio ricorda che «il problema dell’economia italiana risiede principalmente nella competitività dell’industria», ma anche in una debolezza della domanda interna che il governo dovrebbe rinvigorire attraverso le opere pubbliche. A sua volta, Siniscalco chiede alle banche di indirizzare il risparmio verso gli investimenti produttivi. «Un invito che certamente condividiamo, perché il Paese ha bisogno di portare avanti la proprie strutture produttive», commenta il presidente dell’Abi, Maurizio Sella.
Alcuni dati sulle entrate fiscali e sull’andamento della spesa corrente, resi noti proprio ieri, confermano che l’andamento dei conti pubblici non è fuori controllo. Gli incassi tributari tengono, anzi in aprile, secondo le rilevazioni della Ragioneria generale dello Stato, si è registrato un incremento del 6,3%. Sul fronte delle spese, invece, i dati sono in chiaroscuro: nei primi quattro mesi di quest’anno gli impegni di spesa sono calati del 6,6%, ma i pagamenti effettivi sono aumentati del 4,3%. I risultati del cosiddetto «metodo Gordon Brown», ovvero del tetto orizzontale del 2% agli incrementi di spesa deciso con la scorsa finanziaria, secondo Siniscalco ha dato risultati positivi «ma quest’anno - annuncia - non vogliamo mettere un target uguale per tutti, ma decidere obiettivi mirati. Il metodo deciso l’anno scorso era troppo rozzo - osserva il ministro dell’Economia - adesso avremo regole più razionali».