Siniscalco: «Il rilancio dell’economia non dovrà produrre altro deficit»

Il ministro: «Le scelte saranno compatibili con le risorse». E rivolto agli imprenditori ammonisce: «Lamentarsi non serve»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Che cosa dovrei dire ai miei? Fate uno sciopero che non avrà alcun risultato?».
Il sasso lanciato da Luigi Angeletti nello stagno sindacale è grosso, e provoca onde concentriche che arrivano dritte dritte nelle sede di Cgil e Cisl. I tre sindacati si erano lasciati, giovedì sera dopo l’incontro con il governo a Palazzo Chigi, con l’impegno ad approfondire la «mobilitazione» per il contratto del pubblico impiego. Nelle ore successive, gli uomini di Guglielmo Epifani e di Savino Pezzotta hanno spinto per giungere allo sciopero generale. Quindi è giunta l’apertura di Silvio Berlusconi sullo scambio fra maggiori aumenti contrattuali e maggiore mobilità fra i pubblici dipendenti, accolta con freddezza. «L’unico modo per evitare lo sciopero è quello di rispettare la mediazione raggiunta con Siniscalco», avvertiva Pezzotta.
Ma Luigi Angeletti, che non aveva partecipato all’incontro di Palazzo Chigi mandandoci il suo vice Adriano Musi, non vuole che la vertenza si gonfi sino allo sciopero generale, ma non per motivi politici. «Dico no allo sciopero, anche a costo di restare isolato. Gli scioperi sono forme di lotta suggestive - spiega in un’intervista il segretario della Uil - ma che non funzionano con questo governo. Io ogni tanto parlo coi lavoratori e mi sento dire: la dovete finire di dar soldi allo Stato attraverso gli scioperi, trovate altre forme di lotta. Perciò - conclude Angeletti - troviamole». Secondo il leader della Uil, si potrebbe chiedere ai dipendenti pubblici di applicare alla lettera, per dieci giorni, i regolamenti; oppure fermare l’Agenzia delle entrate; o, ancora, promuovere scioperi per città o per Regione.
Domani, i vertici di Cgil, Cisl e Uil si riuniscono per preparare l’incontro con il governo fissato per giovedì prossimo. E il caso Angeletti sarà naturalmente all’ordine del giorno. Savino Pezzotta ricorda che «avevamo un’intesa, domani la verificheremo. Vedremo le posizioni di ciascuno - dice il segretario della Cisl - ma penso che l’intesa ci sia ancora. parlare di rottura dell’unità dei rapporti mi sembra esagerato». Alla Cgil sperano che, nonostante le posizioni differenti, alla fine si trovi un accordo. «È interesse di tutti trovare un percorso condiviso - osserva il segretario confederale Carla Cantone -. Insieme abbiamo deciso che ci sarà la mobilitazione generale, domani troveremo l’intesa su come articolarla». Ma Angeletti è stato chiaro: «Non avalleremo forme di lotta che rappresentano un costo per i lavoratori».
La giornata chiave per la vertenza potrebbe essere quella di giovedì, con l’incontro fra sindacati e governo. Berlusconi ha prospettato uno scambio fra una proposta salariale più elevata, rispetto ai 95 euro già coperti con la finanziaria, e un maggior grado di mobilità all’interno dell’amministrazione pubblica. Ma anche un blocco effettivo del turnover: «Tony Blair ha tagliato 130mila posti nella pubblica amministrazione ed è stato applaudito. In Italia, la proposta di tagliare 60mila posti con il blocco dell’avvicendamento fra pensionati e nuovi assunti scatena polemica», ha ricordato il presidente del Consiglio. Nel pubblico impiego il governo vorrebbe anche introdurre una busta paga più semplice, meno legata agli automatismi, che impedisce fra l’altro calcoli precisi sul costo degli incrementi salariali. «Il presidente del Consiglio non sa quel che fa il suo stesso governo, visto che con la finanziaria 2004 è stato già imposto il blocco delle assunzioni pubbliche», replica la Cgil. In realtà negli ultimi dieci anni, secondo i calcoli Istat, i dipendenti pubblici sono diminuiti al massimo del 2,5 per cento.