A sinistra il 52% vuole nel simbolo falce e martello

da Roma

Per anni è stato l’uomo-immagine di Massimo D’Alema, ma nel 2001 la sua agenzia, Reti, suscitò scandalo assistendo sia candidati di destra che di sinistra. Oggi, forse, è l’unico spin doctor italiano che si sia messo sul mercato come comunicatore di immagine in stile anglosassone. Così Claudio Velardi è l’uomo più indicato per fare da «consulente» ad entrambi i «duellanti» delle prossime politiche.
Velardi, da dove inizia il lavoro di un consulente?
«Prima di tutto da un’analisi preventiva dello schema di fondo della sfida».
E in questo caso quale è?
«Berlusconi conduce, perché è in grande vantaggio, Veltroni insegue».
Dopo quattro campagne con il coltello fra i denti, sia Veltroni che Berlusconi si professano «buonisti».
(Ride). «Oddìo, tutti auspichiamo che non sia così...»
Vuole il sangue?
«Nulla di cruento. Ma sfida dura sì. Ma troverei fantastico se entrambi non ricorressero all’ossessione antiberlusconiana e alla carta anticomunista. In questo senso tutto è stato già visto, già fatto».
Completiamo lo scenario.
«Nessuno ha ancora detto che Prodi sarà il vero, terzo incomodo di questa campagna elettorale».
Dice che non si ricandida!
«Il che, purtroppo per Veltroni lo rende più libero di colpire. Vede, questo è un consiglio che a Berlusconi nemmeno serve, è evidente che il fallimento del governo Prodi è il vero asset forte della Cdl. Batterei solo su questo».
Per Veltroni è davvero un problema?
«Certo. Già ora sta prendendo le distanze da Prodi, con la scelta della corsa solitaria. Ma da domani dovrà scegliere se difenderlo o meno quando verrà attaccato sul nodo della continuità».
E cosa dovrebbe dire?
(Ride) «Che è tutto nuovo, che non ci azzecca nulla!».
Veltroni deve puntare sulla differenza di età?
«Su quella anagrafica proprio no. Il vitalismo di Berlusconi non è scalfibile. Sulla giovinezza delle idee direi di puntare. Berlusconi è alla quinta ricandidatura!».
Un nodo dolente, le tasse.
«Veltroni deve continuare a puntare sulla diminuzione senza dire come e perché».
No?
«No, è un pessimo vizio della sinistra: lo dirà solo dopo il voto, e solo se vince, eh, eh».
Debolezze di Veltroni?
«Il problema di Walter sarà la tentazione coalizionistica. Non solo verso gli alleati, che deve mandare a quel paese, ma nel suo partito!».
Un tallone d’Achille del Cavaliere?
«Non dovrà sovraesporsi mediaticamente. L’offensiva televisiva del 2006 serviva a recuperare uno svantaggio. Ma la stagione dell’antipolitica non consente bis».
Il confronto diretto serve?
«A Veltroni di certo! Molti simpatizzano per il competitore. E poi mi pare che abbia un arsenale dialettico più nuovo da sfoderare, per ora. Anche lui, però, non deve inflazionarsi in tv».
Vice da mettere in onda?
«Dolorosamente, consiglierei a Veltroni di tenere a casa i vecchi leader. Uniche deroghe per D’Alema e Bersani, da usare solo per garantirsi i militanti storici. A loro stessi consiglierei di non farsi vedere troppo».
E chi dovrebbe mandare in prima linea il Pd?
«Lanciare figure di “transizione” fra vecchi e giovani come la Pinotti e la Finocchiaro mi pare ottimo».
E al Cavaliere consiglia più Bondi o più Brambilla?

«Ehhh... Lui qui ha un vantaggio. Il suo popolo pende dalle sue labbra, e sa che tutti gli altri sono solo degnissimi comprimari».
Addirittura!
«L’unico con caratura di leader mediatico è Tremonti, malgrado quella vocazione da antipatico un po’ dalemiana. Quando è più disteso è ancora meglio, l’ho visto in formissima da Fazio».
Ferrara consiglia a Berlusconi campagne Neocon su aborto e procreazione.
«Ma per carità, in Italia! E poi il Cavaliere ha un animo più liberal che teocon».
Cos’è, lo vuole a sorpresa a favore delle nozze gay come il conservatore McCain?
«Non esageriamo! Siamo sempre in Ita-lia. Però...».
Cosa?
«Su questo Veltroni ha qualche problema. Il Pd gli impone su diritti e aborto posizioni anodine e banali. Per lui sarà un punto debole».
Il problema più grosso di Walter.
«Quando dovrà fare le liste, lo voglio proprio vedere! Già ci sono 28 eccezioni alla regola delle candidature, altro che rinnovamento... La squadra deve essere conseguente al leader, oppure il Cavaliere ci batterà sopra».
E quello di Berlusconi?
«Trovare un messaggio veramente nuovo».
Dai il voto alla capacità di fare «agenda» dei due.
«Sono due mostri, ma qui il Cavaliere mi pare più forte».
Perché?
«Ha più spregiudicatezza. E poi, si può permettere più spregiudicatezza».
Veltroni no?
«A torto o a ragione, se fa una svolta di 180 gradi deve fornire più spiegazioni».
Dunque?
«A Berlusconi consiglierei più audacia, a Veltroni di puntare sulla linearità».
Ma chi vincerà?
«Berlusconi senza dubbio, il divario è incolmabile, soprattutto correndo da soli. Ma se Veltroni accorcia, dopo si può fare finalmente una grosse coalition che serve a tutti».