La sinistra accerchia la Quercia «Troppi silenzi sul governatore»

da Roma

Non sono bastati i silenzi dei «fazisti» della sinistra e nemmeno le interviste zeppe di critiche al governatore della Banca d’Italia da parte di chi fino ad oggi si era semmai distinto per la difesa di palazzo Koch. Il caso Antonveneta, come tutte le questioni che investono via Nazionale, ha diviso trasversalmente il mondo della politica e non ha risparmiato all’Unione un’altra ferita. Un termometro degli umori è una durissima dichiarazione rilasciata ieri da Pietro Folena, nella quale l’ex esponente dei Ds e oggi indipendente di Rifondazione comunista denuncia «l’assordante silenzio con cui il principale partito dell’opposizione assiste al più devastante scandalo finanziario di questi anni. Io non ci sto - ha protestato - a una sinistra che dice le cose che dice anche Berlusconi». Il riferimento dell’ex membro del Correntone Ds è alle dichiarazioni dei vertici della Quercia sugli immobiliaristi. «In questo Paese - ha spiegato - un’opposizione vera e soprattutto una forza socialdemocratica, legata al lavoro, una sinistra degna di questo nome dovrebbero assumere una posizione chiara, intransigente, alternativa. E invece ci hanno spiegato che comprare e vendere mattoni è la stessa cosa che investire sul futuro». Con tutto il rispetto per Fazio e condannando le fughe di notizie, per Folena il rischio è che «esploda la nuova questione morale». E che la sinistra questa volta non sia schierata dalla parte giusta.
Il tema è quindi quello della troppa cautela nei confronti del governatore da parte dei Ds. A puntare il dito contro il botteghino fino a ieri erano stati solo gli alleati della Margherita, molto più netti nel condannare Fazio. Ora anche da sinistra comincia il fuoco all’indirizzo di Piero Fassino perché troppo cauto con Fazio che - denuncia Folena - «anziché vigilare fa, disfa, interviene, aiuta».
Tra i politici nessuno lo dice apertamente, ma alla radice di questo atteggiamento tutti vedono l’equazione tra il sostegno a Unipol nella scalata a Bnl e un sostanziale silenzio su Fazio. La partecipazione della compagnia delle cooperative all’operazione per l’«italianità» di Bnl non è mai andata giù alla Cgil. E ieri anche il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta ha calato le carte. «Vedo con preoccupazione - ha detto in un’intervista al Riformista - intaccato il ruolo stesso del mondo cooperativo. E vedo dei rischi enormi per le regole stesse che sovrintendono a questo mondo». Per fugare ogni sospetto, Pierluigi Bersani, riformista doc dei Ds da sempre restio a partecipare agli attacchi contro la Banca d’Italia, ieri ha rilasciato un’intervista nella quale si critica il governatore. «Bankitalia non ha svolto al meglio il proprio ruolo. C’è stato un corto circuito e, almeno dal punto di vista dello stile, il governatore Fazio ha certamente compiuto qualche passo falso. Ma voglio sperare che la politica eviti di avvitarsi sulla questione Fazio sì, Fazio no». Anche il sindaco di Roma Walter Veltroni ha sentito il bisogno di intervenire con un appello a favore del mandato a termine, subito temperato da una difesa di Fazio. «Probabilmente la maturazione della società comporta che incarichi a vita sia difficile averne. Comunque - ha aggiunto Veltroni - non mi entusiasma quando escono intercettazioni sui giornali. Le persone vanno rispettate anche quando sono oggetto di indagini, ma non è il caso di Fazio, perché in una civiltà giuridica liberale una persona è colpevole dopo il terzo grado di giudizio». La linea, insomma, è quella della segreteria Ds che consiste nel non schierarsi con il governatore, ma nemmeno chiederne le dimissioni.
E siccome in politica vale la regola che tutti gli spazi vuoti devono essere riempiti, a schierarsi tra quanti vorrebbero che il governatore andasse subito via ci ha pensato Antonio Di Pietro. «Il governatore Fazio è a un bivio: dimostrare che è un uomo delle istituzioni oppure dimostrare che è un approfittatore», ha detto il leader di Italia dei Valori.