La Sinistra accusa: il Pd ha occupato la Rai

Critiche alla tv di Stato per aver emarginato gli altri partiti dalla campagna elettorale: «Già decisi i candidati premier». E viale Mazzini mobilita 8 inviati per l’esordio di Veltroni

da Roma

Il motore della campagna elettorale inizia a girare a pieno regime. E il confronto sale di tono, così come le accuse a distanza tra partiti che pure erano alleati fino a poche settimane fa. Nel mirino, una volta di più, finisce l’informazione Rai, ovvero il palcoscenico considerato vitale per assicurarsi la visibilità e quindi la sopravvivenza politica. E un duro attacco parte dalla Sinistra Arcobaleno (ovvero dal cartello elettorale che comprende Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra Democratica) nei confronti della creatura politica di Walter Veltroni, accusato di godere di una corsia preferenziale dentro viale Mazzini.
«Nel panorama politico italiano esistono due giganteschi conflitti di interesse: quello noto di Berlusconi e quello del Pd, che ha nei fatti occupato tutta la Rai pubblica» accusa la senatrice Manuela Palermi, capogruppo Pdci al Senato. «Alla Sinistra arcobaleno, che rappresenta la terza forza politica italiana, non vengono lasciati spazi che non siano residuali. Ora comprendo perché non s’è voluta la legge sul conflitto d’interessi. Il Pd ha puntato ad imitare Berlusconi invece di correggere la gravissima anomalia dell’informazione».
Malumori verso il presunto strapotere del Pd - ma anche del Pdl - vengono espressi anche da un radicale come Marco Beltrandi, ovvero dal parlamentare di un partito in trattative per strappare un accordo con la creatura politica prodian-veltroniana. «La campagna elettorale, particolarmente in Rai, è occupata da Pd e Pdl (a cui si aggiungono a turno la Rosa bianca, e l’Udc), ed esclude di fatto gli altri. È come se «la Rai avesse già deciso chi saranno i candidati premier».
Quel che è certo è che sulle modalità con cui la Rai ha iniziato a seguire il tour veltroniano si è già appuntata l’attenzione polemica di molti esponenti del centrodestra. Nel mirino sono finiti i toni trionfalistici usati nei vari servizi. Ma anche la mobilitazione stessa della televisione di Stato che per la discesa in Abruzzo di Veltroni non ha certo lesinato mezzi visto che l’evento è stato seguito da Tg1 (Giorgio Balzoni), Tg2 (Daniele Rotondo), Tg3 (Roberto Toppetta), Tgr (Roberto Mingardi), GrRadio (Ersilia Carbone), GrParlamento (Gianni Giampietro), oltre che da Porta a Porta e Ballarò. Otto inviati per lo stesso comizio, il tutto condito da troupe personalizzate e mezzi propri. Alla fine le accuse più affilate sono piovute su Tg1 e Tg3. Se Roberto Castelli ha parlato di «servizio vergognoso, di giornalismo militante e di toni entusiastici» da parte della ex Telekabul, Giorgio Lainati e Alessio Butti hanno puntato il dito contro l’ammiraglia dell’informazione Rai e contro «la spropositata visibilità» concessa al comizio veltroniano. Il tutto corredato da una domanda: «Tutta questa solerzia si manifesterà in occasione degli eventi organizzati dalle forze politiche nettamente contrapposte al partito del premier uscente Prodi e del suo ex vice Veltroni?». Un interrogativo a cui, nei prossimi giorni, non sarà difficile dare una risposta.