La sinistra affonda la Lanzillotta e le liberalizzazioni fanno acqua

Il Prc attacca la proposta del ministro che riforma la gestione dei servizi idrici

da Roma

Rifondazione mira a far saltare il banco della liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Il ministro degli Affari regionali, Linda Lanzillotta, non ci sta e richiama gli alleati al rispetto degli accordi.
Quella che potrebbe sembrare la solita cronaca delle liti quotidiane nella maggioranza ha un risvolto economico e politico non indifferente che vale la pena di raccontare. Tutto parte dal ddl Lanzillotta di riforma delle utility che giace da 9 mesi al Senato a causa dei veti del Prc e della sinistra radicale. A fine aprile l’accordo tanto sospirato: i capigruppo dell’Unione trovarono l’intesa su un emendamento al ddl Bersani-bis da presentare alla Camera: una moratoria per gli affidamenti a privati dei servizi idrici locali. Un patto apparentemente solido fino a quando il partito di Giordano non ha deciso di alzare la posta: non bastano gli acquedotti, la gestione pubblica dei servizi deve essere tutelata.
La guerriglia di Rifondazione è così ricominciata. Ieri il partito di estrema sinistra non ha preso parte alle votazioni del ddl Lanzillotta in commissione Bilancio al Senato. Un vero smacco per il ministro che ha replicato duramente. «L’accordo è stato rispettato per la parte che sta a cuore a Rifondazione, cioè il settore dell’acqua», ha dichiarato accusando il Prc di venir meno alla parola data. Controreplica piccata del capogruppo rifondarolo a Palazzo Madama, Giovanni Russo Spena: «L’accordo sull’affidamento obbligatorio ai privati dei servizi non c’è mai stato. Noi riteniamo che il pubblico vada migliorato e rilanciato». Uno a uno e palla al centro.
Le sorprese non sono finite qui. Sempre ieri pomeriggio alla Camera il relatore del ddl Bersani-bis, il diessino Andrea Lulli, non ha firmato l’emendamento di Matilde Provera (Prc) sulla moratoria degli affidamenti idrici, sottoscritto da tutti i capigruppo di maggioranza incluso l’ulivista Dario Franceschini. «Se c’è un accordo di maggioranza ne prendo atto - dice - ma la questione idrica mi sembrerebbe corretto affrontarla al Senato». Il presidente dei deputati rifondaroli, Gennaro Migliore, si è inalberato. «Lulli ha sbagliato - ha ribattuto - e per me conta quello che dice Franceschini. Comunque sui servizi idrici la trattativa è difficile».
È il dl Riccardo Villari a spiegare le ragioni dell’impasse. «L’intesa - sottolinea - era stata raggiunta ma nell’emendamento si prevede che i commissari governativi valutino anche il sistema delle concessioni». In questo modo si rimetterebbero in discussione le sorti di società quotate, aggiunge, e «il potere di interdizione non si concede a nessuno: gli accordi sono accordi». Lo scontro nella maggioranza può minacciare l’approvazione del ddl Bersani-bis che contiene lo stop alle commissioni di massimo scoperto sui conti correnti? «Assolutamente no - tranquillizza il radicale liberal Daniele Capezzone - perché sono convinto che si raggiungerà un’ampia intesa tra settori del centrosinistra e del centrodestra». Sulla questione acqua, precisa, il vero problema è stato pensare che, dandogliela vinta, Rifondazione sarebbe stata buona su tutto il resto. «Sono i liberali dell’Unione che non sanno fare il loro mestiere», conclude.
Ancora ieri il presidente del Senato, Franco Marini, ha rassicurato il ministro Lanzillotta che il ddl sarebbe stato calendarizzato in Aula dopo le amministrative. Il leader dell’Udc Casini ha poi invitato l’opposizione «a esaminare seriamente la possibilità» di votare il provvedimento. Se così fosse, la maggioranza dovrebbe riflettere su se stessa.