«La sinistra affossa la legge sugli scali»

«La norma del ’94 va riformata subito per garantire ammodernamento e autonomia»

Ad un anno e mezzo dall’avvio dei lavori parlamentari, la riforma della legge 84/94 sui porti è impantanata in una palude di veti incrociati da una parte dell’opposizione: i Verdi («contrari all’accelerazione delle procedure per gli investimenti portuali e alla semplificazione delle norme sui dragaggi») e una minoranza dei Ds («perplessa sulle tutele del lavoro precario e sulla razionalizzazione dei tempi per approvare i piani regolatori portuali»). Obiezioni che stanno bloccando l’iter di una norma sollecitata da tutti gli operatori del settore. In primis da Assoporti, l’associazione che riunisce le 26 Autorità portuali italiane.
Il rischio è che l’attività legislativa si trasformi nella tela di Penelope: disfare la mattina ciò che pazientemente si è tessuto la sera, con risultati esiziali per la portualità nazionale. Il dibattito sulla legge, a dieci anni dall’emanazione, era partito sotto i migliori auspici, con un pieno coordinamento fra i due rami del Parlamento. Ora però il vento è cambiato, in particolare dopo la vittoria del centrosinistra alle regionali. E il termometro della politica si è surriscaldato in vista delle politiche del 2006.
«Ma i porti non sono né di destra né di sinistra - rivendica il senatore di Forza Italia Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori pubblici -. Quindi sono stonate e fuori luogo le azioni di disturbo di alcune componenti della minoranza che vorrebbero licenziare la legge magari dopo le politiche. La riforma è urgente. La maggioranza lo sa e perciò è compatta: intervenire ora sulla 84/94 significa dare una risposta alle esigenze del sistema portuale italiano, che necessita di un processo di ammodernamento e di un’autonomia finanziaria che finora non ha avuto». Il senatore spiega: «Venerdì scorso si è conclusa la discussione generale sul Ddl. È stato fissato al 14 giugno il termine entro cui presentare gli emendamenti. Nel caso in cui però proseguisse l’ostruzionismo la maggioranza ha i numeri per andare avanti. Ma spero che la minoranza riveda la sua posizione nell’interesse nazionale. È nostra intenzione, pertanto, utilizzare tutto il tempo necessario per approvare la norma. Il mio auspicio è che in commissione Lavori pubblici arrivi il via libera entro giugno, per licenziare la legge almeno in un ramo del Parlamento entro luglio».
Un’«accelerazione» - quella del senatore - che ha una sua razionalità, «strettamente economica»: «Nei prossimi anni avremo un protagonismo sempre più significativo della Cina e dell’India a livello di produzione manufatturiera. Siccome questi due paesi non avranno ancora per tanti anni mercati di consumo nazionali in grado di assorbire il surplus delle loro produzioni, è immaginabile una crescita delle esportazioni via mare da quelle regioni verso gli Usa e l’Europa. È da mettere in conto un consistente flusso di merci che, attraverso il Canale di Suez, impatterà con il sistema portuale italiano. Solo se il nostro Paese saprà potenziare le proprie infrastrutture per accogliere le mega portacontenitori di nuova generazione da 8.000-9.000 teu potrà fruire di questi traffici».
Grillo conclude: «Solo riformando la 84/94 valorizzeremo le autonomie portuali, mettendo le Authorities in condizione di gestire una quota consistente delle tasse portuali che attualmente finiscono nella mani dello Stato».