La sinistra aggredisce la Costituzione e nessuno la difende

Carlo Giovanardi*

Negli ultimi due anni sono sorti come funghi in Italia comitati in difesa della Costituzione, a volte presieduti anche da antichi costituenti come l’ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro. Questi comitati denunciano uno stravolgimento dei principi costituzionali, nella riforma varata dal centrodestra in questa legislatura, anche se omettono di ricordare che la materia del contendere è la seconda parte della Costituzione, e non la prima, che contiene i principi fondamentali e che le modifiche riguardano in larga parte non il testo del 1948 ma quello modificato unilateralmente dal centrosinistra nel 2001.
A pochi giorni dalla risicatissima vittoria elettorale del centrosinistra vengono aggrediti invece proprio i principi fondamentali, a cominciare da quello scolpito nell’articolo 1: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro». Qui non si tratta soltanto della stupida e classista affermazione dell’ex prefetto di Milano Ferrante, che ha contestato all’ex ministro Moratti il diritto di partecipare alla manifestazione del Primo maggio, perché rappresentante dei «padroni», ma delle ripetute e insistite affermazioni di autorevoli esponenti della sinistra che hanno teorizzato che quella giornata è appannaggio esclusivo dei lavoratori dipendenti.
Basta andare a rileggersi i lavori preparatori della Costituzione per scoprire come i gruppi parlamentari comunisti e socialisti volevano inserire nell’articolo 1 il concetto di «lavoratori» e non di «lavoro», posizione respinta dalla maggioranza. In sostanza annotava Mortati «il rigetto della formula “Repubblica di lavoratori” aveva obbedito all’intento di escludere una interpretazione suscettibile di attribuire ai prestatori d’opera subordinati una posizione di classe escludente ogni altra, così da realizzare uno Stato uniclasse».
L’onorevole Amintore Fanfani nel presentare l’emendamento «Lavoro» al posto di «lavoratori» lo motivò come «niente pura esaltazione della fatica muscolare, come superficialmente si potrebbe immaginare, del puro sforzo fisico; ma affermazione del dovere di ogni uomo di essere quello che ciascuno può in proporzione dei talenti naturali».
Questo concetto venne ribadito nella relazione dell’onorevole Meuccio Ruini al progetto di Costituzione: «Lavoro di tutti, non solo manuale ma in ogni sua forma di espressione umana». Trovo davvero singolare che un attacco al cuore dell’articolo 1 della Costituzione, plasmato a suo tempo con il contributo determinante del pensiero dei cattolici, non abbia suscitato una voce di protesta da parte delle vestali della Costituzione e ancor più che nessuna voce si sia alzata nel centrosinistra da parte di coloro che si proclamano eredi del pensiero dei Costituenti cattolici. Questo atteggiamento la dice lunga sulla strumentalità di certi atteggiamenti e sul progressivo e inarrestabile processo di subalternità rispetto ai comunisti e agli ex comunisti dei cattolici confluiti a sinistra.
Toccherà a noi tenere alta la guardia perché i principi fondamentali della Costituzione non vengano stravolti con interpretazioni disinvolte, che fanno fare al nostro Paese un balzo all’indietro di mezzo secolo, quando qualcuno, anche all’interno della Costituente, guardava con interesse alla dizione «Stato socialista di operai e contadini», proprio della Costituzione sovietica.
*Ministro nel governo Berlusconi