La sinistra: "Ai precari Walter vende bufale"

Il quotidiano<em> Liberazione</em>: parla di salario minimo per tutti invece
nel suo piano di governo c’è un compenso per i &quot;collaboratori
dipendenti&quot;, che non esistono. L’ex ds Salvi: &quot;Nel programma del Pd la promessa dei 1000 euro al mese non c’è, andrebbe multato per pubblicità ingannevole&quot;

da Milano

La promessa di Walter Veltroni ai precari, uno dei tasti sui quali il leader del Pd batte più spesso, meriterebbe una denuncia per pubblicità ingannevole. Parola di Cesare Salvi, esponente della Sinistra Arcobaleno che fino all’anno scorso stava nello stesso partito dell’ex sindaco di Roma. Abolito il bipolarismo, almeno fino all’apertura delle urne, il «pepe» della propaganda elettorale lo si trova soprattutto nelle polemiche fra ex alleati e fra forze politiche che pescano voti negli stessi bacini elettorali. Gianfranco Fini gioca tanto contro Veltroni quanto contro Francesco Storace (e lo stesso vale per l’ex governatore del Lazio); Pier Ferdinando Casini vuol mostrarsi equidistante ma se la prende molto più con Silvio Berlusconi che con il centrosinistra nuova versione; Enrico Boselli lancia ancora qualche stanco appello ai vecchi elettori socialisti che hanno votato Forza Italia ma spera di smentire i sondaggi che lo danno in via di estinzione cercando di raggranellare qualche voto «laico» del Pd.
E così ieri sulla prima pagina di Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, hanno trovato posto non gli attacchi al Cavaliere, ma l’accusa a Veltroni di imbrogliare i precari promettendo loro mille euro al mese. Oltre che un titolo sul G8 di Genova che è tutto un programma: dov’era Veltroni quando ci torturavano a Bolzaneto?
E a proposito di programma, ecco la sostanza della requisitoria di Salvi contro il candidato premier di Pd e Idv, dipinto come una specie di truffatore: Veltroni annuncia a destra e a manca (e soprattutto a manca) una proposta di legge che assicuri ai lavoratori intermittenti un salario minimo di mille euro mensili; ma nel programma del suo partito quella promessa non c’è. È stata inserita, invece, una cosa tutta diversa: «La sperimentazione di un compenso minimo legale fissato in via tripartita (parti sociali e governo) per i collaboratori economicamente dipendenti (con l’obbiettivo di raggiungere 1.000/1.100 euro netti mensili)».
Ordunque, ironizza Salvi, «se Colaninno e Calearo saranno d’accordo forse» si potrà fare qualcosa che si avvicini a quanto si trova nel programma del Pd. Inoltre, continua, nella legge 30 che comprende la bellezza di 47 diversi contratti di lavoro precario la figura del «collaboratore economicamente dipendente» non compare. Infine Salvi spiega che l’estensore del programma del Pd in persona, Enrico Morando, ha chiarito che non si parla di salario ma di compenso proprio perché non ci si riferisce al lavoro precario ma, appunto, ai misteriosi collaboratori economicamente dipendenti, cioè a nessuno o quasi. Quindi, compenso e non salario; non a tutti i precari ma solo a pochi; solo col consenso degli imprenditori; e non subito ma come obiettivo. «Le bufale di Veltroni - chiosa Salvi - hanno le gambe corte, ma bisogna denunciarle. Che si sfrutti a fini elettorali la disperazione dei giovani urlando nei comizi, caro Walter, ci addolora».
E per dare forza all’offensiva contro il «caro Walter» Liberazione ieri ha messo in prima pagina anche la grande fotografia di un signore sorridente in tenuta molto veltroniana (pantaloni chiari, giacca blu e camicia celeste botton down senza cravatta) che risponde al nome di Kevin Rudd e che di mestiere fa il premier del governo australiano. Ma a dispetto delle apparenze Mister Rudd è assai poco veltroniano. Prima di tutto perché è laburista, ovvero membro non pentito né tentennante dell’Internazionale socialista. E poi perché, mantenendo una promessa fatta in campagna elettorale, ha appena cancellato la precarietà del lavoro.