Sinistra alle barricate contro gli esperti europei

I Verdi: «Valutazioni molto gravi, senza nessun valore tecnico». Prc: «Interessi privati dietro l’ok ai lavori»

da Roma

Per nulla intimoriti dal rapporto degli esperti e in fiduciosa attesa del governo Prodi. Nemmeno l’incontro tra l’ex commissario europeo Loyola De Palacio e i sindaci della Val Susa ha scoraggiato il fronte dei politici anti Tav. A partire da Rifondazione comunista che ieri è tornata a dire no alla costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità. «Le motivazioni che ci fanno propendere per il potenziamento della linea esistente alla Tav Torino Lione, sono collegate alla necessità di una valutazione dell’interesse generale e non di quello di una sola parte e cioè Lyon-Turin ferroviarie la società italofrancese chiamata a svolgere i lavori e quindi parte in causa interessata», ha precisato Patrizia Sentinelli, responsabile Ambiente del Prc. In sostanza, la commissione è di parte e dare valore al suo rapporto non serve «a fare passi in avanti verso il dialogo sereno da più parti auspicato». Sulla stessa linea il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio, secondo il quale lo studio è stato affidato «a una personalità schierata e non rassicura da un punto di vista ambientale. Non si fanno opere pubbliche contro le popolazioni». In soccorso dei no tav arrivano anche gli esponenti del Sole che ride all’Europarlamento (la capogruppo Monica Frassoni) che giudicano il via libera degli esperti «molto grave», spiegano che «non ha niente di tecnico» e che, sull’opposizione della Valle, è al limite dell’offensivo «quando chiede quali lobby si nascondano dietro di essa».
Dichiarazioni che fanno sorgere dubbi sul «si farà» pronunciato da Romano Prodi prima delle elezioni e fanno pensare a un nuovo confronto all’interno del centrosinistra che accompagnerà il tavolo con le popolazioni piemontesi delle zone interessate dalla nuova linea ferroviaria. Antonio Di Pietro, dell’Italia dei valori, «si appella al senso di responsabilità che deve contraddistinguere la coalizione in questo particolare momento. Ci appelliamo a tutti i partiti - ha aggiunto l’ex Pm - affinché non facciano esternazioni e non prendano alcuna posizione». Tutte le questioni, insomma, vanno affrontate «nella collegialità di governo».
La patata bollente è in mano a Prodi. E ora, per il Professore, è l’ora della verità. «Se è vero, come afferma da giorni, che è già pronto per governare con la lista dei ministri in tasca, Prodi deve essere anche pronto a dare risposte tempestive all’Europa che sollecita in queste ore la ripresa dei lavori della Tav in Val di Susa, pena il rischio che salti l’opera», ha attaccato Antonio Martusciello di Forza Italia. L’indecisione preoccupa la maggioranza uscente. «Ancora prima di andare al governo, questa maggioranza, visto che ha intenzione di accantonare tutte le grandi opere avviate dal precedente governo, intende spendere le poche risorse a disposizione nel Paese in penali?», chiede polemicamente Luigi D’Agrò dell’Udc. «Se Prodi non scioglie il nodo sulle gran di opere pubbliche - aggiunge - i cittadini italiani devono sapere che i loro soldi verranno spesi unicamente per pagare le penali per lavori commissionati e non realizzati». La verità, aggiunge Osvaldo Napoli di Forza italia è che «nessuno nel centro sinistra vuole la Tav», ed «i pochi a volerla, fra i Ds e la Margherita, sono ridotti al silenzio».