Sinistra apocalittica: frasi da terrorista

Verdi e Pdci: attacco alla democrazia e istigazione alla violenza. Veltroni: mi auguro che estremisti e irresponsabili siano isolati

Roma - Le esplosive rodomontate di Bossi animano la torrida domenica di fine agosto anche a sinistra.

Il candidato leader del Partito democratico, da Parigi, è severo ma pacato, fedele alla sua linea di evitare lo scontro diretto con la Cdl. «Spero che qualcuno degli alleati di Bossi abbia qualcosa da dire», si augura Walter Veltroni, «su tutte le cose che ha detto: Roma, tasse e fucile. Tre cose su cui c’è da attendersi che gli alleati dicano cose chiare, inequivoche e spero definitive». Poi assicura di concordare «completamente» con le parole di Napolitano: «Da tempo sollecito uno spirito costruttivo e un rispetto reciproco, c’è da augurarsi che posizioni estremiste e irresponsabili vengano isolate e condannate da tutti».

Anche l’altro candidato alle primarie, Enrico Letta, usa toni moderati e preferisce l’ironia allo sdegno: quello che propone Bossi «è un film in bianco e nero», idee vecchie e slogan triti: «Lo sciopero fiscale era un’idea di 12 anni fa e i fucili di 10: noi parliamo del futuro e il centrodestra ripropone lo stesso film, sono vecchi».

Il verde Bonelli e il Pdci Rizzo invece si agitano molto: «Bossi fa terrorismo politico, ormai siamo all’istigazione alla violenza: è un pericoloso attacco alla democrazia, si è passato il limite», denuncia il primo. «L’Italia non è il Far west - avverte grave il secondo dal suo pulpito di moderato -, quelli di Bossi sono proclami pericolosi ed eversivi». Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione, invita a «non prendere sottogamba» le uscite di Bossi, che «non vanno derubricate a tipico folklore leghista: è ovvio che la Lega non pensa sul serio ai fucili, ma le continue e sempre più pesanti esaltazioni di comportamenti illegali rischiano di seminare sentimenti sostanzialmente eversivi».

Quel che preoccupa il ministro Antonio Di Pietro è che «affermazioni in palese violazione della legge siano ormai pratica comune, e che chi rappresenta i cittadini, a destra come a sinistra, possa farle senza rischiare neppure un’ammenda. È un segnale di disgregazione dello Stato». Mentre il presidente dei senatori di Idv, Nello Formisano, invoca «il ricorso alla non violenza in stile gandhiano, come ha prospettato Tremonti qualche giorno fa».

Il capogruppo dell’Udeur Mauro Fabris si rivolge direttamente a Silvio Berlusconi: «Dovrebbe chiarire se pensa di governare ancora l’Italia con alleati che quando vanno all’opposizione chiamano alle armi i cittadini». Mentre il ministro verde Pecoraro Scanio esorta: «Tutti accolgano l’appello di Napolitano alla moderazione perché alimentare un clima da guerra civile parlando di fucili è pericolosissimo e rischia di innescare una spirale di violenza incontrollabile».

Per Rosy Bindi, Bossi «gioca con le parole, ma le sue parole sono pericolose. Le tasse devono essere pagate da tutti».

È ironico il diessino Beppe Giulietti, che paragona il capo del Carroccio a Fanny Ardant e alle sue esternazioni «fuori luogo e ingiustificabili sul terrorismo e Renato Curcio» e si augura che anche Bossi, come la musa di Truffaut, venga «chiamato a formulare pubbliche scuse agli italiani». Per il rutelliano Renzo Lusetti «si sta veramente esagerando, ed è ora di dire basta. Da parte di Bossi c’è un’esasperazione di toni che la dice lunga sulla difficoltà in cui si trova l’opposizione». Mentre un altro esponente della Margherita, Giorgio Merlo, si stupisce «dei cosiddetti moderati, dei cosiddetti liberali, dei cosiddetti esponenti di centro che continuano a fare alleanze con la Lega per governare il nostro Paese». Sorvolando sull’intenso corteggiamento che molti esponenti del centrosinistra, premier incluso, hanno rivolto in questi mesi al partito di Bossi.