La sinistra: attacco inaccettabile

da Roma

Dopo la chiamata alle armi di Benedetto XVI affinché i politici cattolici si impegnino attivamente in difesa dei valori della vita e della famiglia anche l’intervento del presidente della Conferenza Episcopale, Camillo Ruini, scuote il mondo politico e imbarazza il centrosinistra.
Il primo a sentirsi chiamato in causa è il presidente onorario dell’Arcigay nonchè deputato diessino, Franco Grillini. «Ruini non si accontenta di intromettersi negli affari interni, bacchettando i legislatori che osano proporre il riconoscimento dei diritti di tutte le coppie di fatto - dice Grillini -. Con la dichiarazione di oggi, si spinge fino a censurare il Parlamento europeo che ha osato votare, a larghissima maggioranza, una mozione contro il razzismo omofobico». Grillini conclude aggiungendo che «forse un giorno Ruini e gli altri membri della gerarchia vaticana si renderanno conto delle sofferenze inflitte alla comunità gay e lesbica italiana e internazionale, e chiederanno perdono per il grave errore storico commesso, così come è stato fatto per le donne, gli schiavi e le crociate».
Se Grillini si indigna per le parole sui Pacs un’altra diessina, Gloria Buffo giudica inaccettabile l’attacco alla legge sull’aborto. «Ruini e la Cei sono liberi di considerare l’aborto peccato abominevole - dice la Buffo -. Non sono legittimati però a decidere ciò che è giusto e ammesso per legge né a organizzare una pressione indebita sul Parlamento a danno delle coppie di fatto e delle donne italiane».
Il segretario radicale, Daniele Capezzone, si augura che stavolta «la politica italiana sappia stare in posizione non genuflessa» e accusa Ruini di aver iniziato le sue «consultazioni in modo molto particolare, con una ennesima perentoria indicazione di quello che Governo e Parlamento devono o non devono, possono o non possono fare. Pacs, aborto, eutanasia: siamo dinanzi a un vero e proprio programma di governo per i primi 100 giorni».
Davanti all’intervento di Ruini la diessina Livia Turco si aggrappa al discorso del neopresidente della Repubblica. «Mi riconosco in pieno nel grande discorso di Giorgio Napolitano - afferma - quando ha citato l’apporto del cristianesimo all’Europa ed ha sottolineato il riconoscimento reciproco e le reciproche autonomie di Chiesa e Stato».
Di segno opposto i commenti che arrivano dal centrodestra. Per Riccardo Pedrizzi di Alleanza Nazionale «le parole di Ruini costituiscono un vero e proprio “avviso ai naviganti” dell’Unione e in particolare ai sedicenti cattolici e ai cattolici “adulti” alla Prodi: che non si aspettino sconti». Pedrizzi annuncia battaglia sui valori e quindi per «tutelare la vita umana dal concepimento alla morte naturale», per «difendere e promuovere la famiglia naturale» contro i Pacs e per garantire «la vera parità scolastica, non solo giuridica ma anche economica».
Per il senatore azzurro Gaetano Quagliariello, il centrodestra sulle questioni toccate da Ruini «ha una sua compattezza» mentre la maggioranza di centrosinistra può rimanere compatta solo se tiene fede «all’artificio retorico» del programma. «Ruini, in linea con il pontefice, considera alcuni principi non trattabili secondo una logica contingente che sceglie il male minore», afferma Quagliariello. «Il compito della Chiesa è affermare la verità», prosegue, sottolineando che, invece, «a volte capita al laico e al legislatore di trovarsi di fronte a problemi di non facile soluzione, ad esempio quando deve scegliere tra la vita del feto e quella della madre».
I ripetuti interventi del Vaticano provocano anche la reazione dell’Arcigay che invita tutti gli omosessuali ad abbandonare la Chiesa. «Con l’odierna, ed ennesima, esternazione dei gerarchi cattolici, di cui il cardinale Ruini è il capofila - afferma Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell’Arcigay - non ci rimane che registrare che dentro la Chiesa cattolica è impossibile per le persone gay e lesbiche continuare a riconoscersi».
Il Forum delle associazioni familiari invece plaude alla parole del presidente dei vescovi e «rilancia l’impegno di contrastare in ogni modo le derive anti-familiari», sollecitando «i 110 parlamentari che, nella recente campagna elettorale, hanno sottoscritto il Manifesto politico del Forum alla coerenza con le esigenze dei valori non negoziabili che in quel manifesto erano con forza rappresentati».