La «sinistra» beffa dell’urna

Sono stati giorni lunghi questi per chi, come me, ha passato quasi tre giorni nei seggi come rappresentante di lista ed una nottata davanti al video. I risultati definitivi non si avranno se non fra giorni ma al Senato abbiamo avuto ben 400mila voti in più: una vittoria politica evidente da parte del centrodestra. Alla Camera la sinistra non può certo cantare vittoria: lo scarto a favore della sinistra è di circa 24mila voti, ma le schede contestate sono di molto superiori, si parla di 80mila. Le schede bianche o annullate sono 500mila.
Si delinea uno scenario che non è quello delle trombonate televisive del tipo «l'Italia è divisa in due» e lamenti similari. I signori che hanno ceffato completamente i sondaggi, che hanno gridato scompostamente all'affermazione della sinistra, in un balletto ridicolo e triste di feste annunciate e rinviate sine die, hanno dimostrato in primo luogo una cosa: non conoscono affatto il paese in cui vivono. Persi nelle nebbie ideologiche o in un sacro delirio di dover guidare a tutti i costi i cittadini «buoi», non si sono resi conto che gli italiani li hanno mandati a gambe all'aria. Gli italiani hanno dimostrato che sanno pensare con la loro testa, che vanno a votare quando ritengono sia importante, che sanno far saltare silenziosamente la grancassa della sinistra e dei grandi giornali che da mesi ammonivano: lasciate ogni speranza voi che entrate nell'urna, la vittoria della sinistra è inevitabile, accodatevi senza protestare. Invece no: gli italiani hanno reagito, hanno fatto saltare il sistema, dimostrando che votano chi vogliono.
Il paese non è affatto diviso in due nel senso drammatico che vogliono far credere. Il paese è, semmai, equilibrato, come tutte le grandi democrazie del mondo: l'elettorato si divide tra i due schieramenti e sono i fatti e non le ideologie ataviche a determinare il voto. È finita l'egemonia e la supposta superiorità della sinistra: gli italiani hanno mostrato di essere assai meno politicizzati di quanto i maître a penser volessero fargli credere. La gente non vota più sinistra a scatola chiusa, senza se e senza ma. E questo a sinistra lo patiscono da morire: aver perso la primogenitura li fa imbufalire. Ma così è la vita, così è la democrazia e si devono rassegnare.
Sono stata quasi tre giorni nei seggi in un paese ligure dove la sinistra comanda tutto. Normalmente non muove foglia se non nel loro orto. Erano tantissimi i rappresentanti di lista, un rapporto di almeno 1 a 4. Erano sicuri di sè, salutavano tutti, pacche sulle spalle, facevano a gara per dire «questo lo conosco io, firmo io, non serve il documento». Io non conoscevo nessuno. Eppure sono convinta che si rigireranno nel letto al pensiero che molti li hanno salutati amichevolmente ma, nel segreto dell'urna gli hanno votato contro. È uno schiaffo che nei piccoli centri lascia il segno e non si digerisce facilmente. C'erano rappresentanti di Rifondazione che sottovoce mi mettevano in guardia dai Ds, erano tutti contro tutti e si controllavano a vicenda, anche se volevano far vedere di essere tutti amici. All'inizio scherzavano anche con me, nello sforzo di dimostrare una superiorità ed una democrazia che si è miseramente infranta alla prima contestazione di voto. Man mano che le ore scorrevano si sono zittiti per poi andare via mogi e tesi, molto più confusi di quanto mostrassero.
Ieri sera nel ponente ligure era silenzio tombale, per la strada non c'era nessuno. Coprifuoco.
Hanno vinto gli italiani e le pattuglie di sinistra presenti nei seggi non hanno avuto vita facile come altre volte. Consigliamo loro, da oggi in poi, di avere un po' più di considerazione delle persone e di non dare per scontato che la gente li voti solo perchè hanno in mano le chiavi di Comuni, Province e Regioni. Molti di loro parlano entusiasticamente dell'estero e vagheggiano come patria ideale la Francia: forse si sono persi troppo a fantasticare d'Oltralpe e hanno perso il contatto con gli italiani.
La ferita brucia e brucerà loro per molto.